venerdì 30 agosto 2013

Un brevetto conferma che l’Aspartame è prodotto da escrementi di batteri GM

Un brevetto conferma che l’Aspartame è prodotto da escrementi di batteri GM

Michael Ravensthorpe
http://www.naturalnews.com

Nel 1999 The Independent pubblicò un articolo intitolato Il dolcificante più usato al mondo è prodotto dai batteri nel quale rivelava come la Monsanto, negli Stati Uniti, stava consapevolmente aggiungendo l’aspartame nelle bibite gasate e che l’aspartame veniva ricavato dai batteri. L’articolo, che rimane una delle prime rivelazioni sull’aspartame rese dalla stampa ufficiale, ebbe pochissima eco e pochissimo seguito, forse perché all’epoca ne vennero sottovalutate le diverse implicazioni. È quindi rimasto per lungo tempo dimenticato. 

Fortunatamente, dal 1999, il mondo è diventato un po’ più attento all’operato di Monsanto e sempre più persone sono consapevoli degli effetti distruttivi che l’aspartame ha sulla nostra salute, anche se rimane profonda l’ignoranza su come venga prodotto. Ora, un brevetto del 1981 relativo alla produzione dell’aspartame – rimasto per anni in un cassetto – . Lo studio conferma tutto quello che Monsanto, per prudenza usata in seguito alla sua crescita esponenziale, evita di dire dal 1999.


Come si produce l’aspartame

Il brevetto, definito Processo per la produzione dellaspartame ed attribuito a Bahl, Rose, e White, riassume in questo modo le varie fasi di produzione:

“Il dolcificante artificiale aspartame, un dipeptide dalla formula Asp-Phe-me, è prodotto usando un microorganismo clonato. Un DNA che codifica un peptide grosso e stabile e che include una sequenza ripetitiva di aminoacidi (Asp-Phe)n viene inserito in un veicolo clonante il quale a sua volta viene introdotto in un appropriato microorganismo ospite.  Il microorganismo ospite è quindi coltivato e ne viene raccolto il grosso peptide contenente la sequenza ripetitiva Asp-Phe. Il gruppo carbossilico libero del grosso peptide viene benzilato e quindi idrolizzato in dipeptidi benzyl Asp-Phe. I dipeptidi vengono metilati e poi debenzilati per formare l’aspartame”.

Il gergo scientifico nasconde (forse volontariamente) aspetti palesemente inquietanti di questo procedimento:

1) “Microorganismi clonati” (che nel brevetto verranno successivamente identificati come E. Coli geneticamente modificati) si tratta di batteri delle feci, ndt] vendono coltivati in serbatoi il cui ambiente è concepito su misura per facilitarne la crescita.

2) Queste colture di E. coli ben nutrite, defecano le proteine che contengono quel segmento amminoacidico di fenil-alanina che è necessario per la produzione dell’aspartame.

3) Le proteine che contengono i segmenti Asp-Phe sono quindiraccolte (cioè il personale del laboratorio ne raccoglie le feci).

4) Le feci vengono quindi trattate e questa fase include la lorometilazione, cioè l’aggiunta di un eccesso di un alcool tossico – il metanolo – per proteggere il dipeptide.

Mentre il buon senso comune ci dice che questo abominio non ha nulla a che vedere con il corpo umano, gli autori del brevetto non fanno alcun mistero del loro convincimento che l’aspartame sia un dolcificante sicuro e nutriente. Così scrivono:

“L’Aspartame non è solo più dolce del saccarosio, ma è un alimento ad esso preferibile. Mentre il saccarosio fornisce al corpo poco più che energia, l’aspartame è composto da amminoacidi – gli elementi costituenti le proteine – che, come avviene per le altre proteine, vengono demoliti dagli enzimi digestivi fornendo così un valore nutritivo. [...] Per questi motivi, l’aspartame è molto promettente quale dolcificante che sostituirà lo zucchero”.

Ecco il punto: un documento ufficiale non solo rivela la sconvolgente verità dietro alla produzione dell’aspartame, ma ammette liberamente che è stato progettato quale sostituto di massa dello zucchero. Pertanto, la prossima volta che qualcuno vi dice che i vostri dubbi su questo dolcificante sono infondati, ditegli di andarsi a vedere il brevetto.

domenica 18 agosto 2013

Nanoparticelle dell'acciaio isolate nei tessuti umani, provano l'inquinamento ambientale

Nanoparticelle dell'acciaio isolate nei tessuti umani, provano l'inquinamento ambientale.




Marina Perotta


Nanoparticelle di acciaio sono state isolate nei tessuti di due donne di cui una è deceduta, da Antonietta Gatti e Stefano Montanari

Nanoparticelle dell'acciaio isolate nei tessuti umani, provano l'inquinamento ambientale
Qual è la correlazione tra l’insorgere di alcuni tumori e l’inquinamento ambientale? Una prova arriverebbe dai risultati delle analisi sui tessuti malati di due donne, di cui una poi deceduta, che hanno respirato la malsana aria emessa dai fumi dell’acciaieria di Trento.

A effettuare le analisi di biobalistica a Modena sono Antonietta Gatti e Stefano Montanari che hanno rinvenuto nanoparticelle di acciaio, come spiega la professoressa Gatti a Stefania Divertito per Metro: La presenza nel reperto biologico soprattutto delle particelle di acciaio anche in forma sferica, tipica della formazione ad alta temperatura, testimoniano l’esposizione che il paziente ha subito a un inquinamento ambientale causato da lavorazioni dell’acciaio ad alta temperatura. 

Partendo dal tessuto malato, riusciamo a individuare da dove provengono le nanoparticelle di metalli pesanti e altre sostante che hanno causato la malattia. 

Due parole le spendo per spiegare cosa sia la biobalistica, ossia la ricerca delle tracce delle nanoparticelle e della loro identità al fine di attestare la loro provenienza. 

Proprio come accade con le analisi dei proiettili che possono essere sparati solo da un unica pistola. 

In pratica i due scienziati grazie a uno strumento molto sofisticato ossia il microscopio elettronico a scansione ambientale sono riusciti a trovare le tracce delle emissioni dell’acciaieria nei tessuti umani. 

Tracce talmente infinitesimali che sono definite appunto nanoparticelle. 

Queste analisi saranno l’impianto per una denuncia penale che sarà presentata nei confronti dell’acciaieria, ma questa è un altra storia. 

 Si dice convinta la Gatti che la causa della malattia delle due donne è da ricercare nell’inquinamento ambientale e le tracce degli inquinanti, ossia quelle nanosfere, sono un po’ come la firma dell’acciaieria. 

La Gatti ha proposto perciò all’ospedale pediatrico di Taranto di effettuare a titolo gratuito due analisi ma per ora non ha ricevuto alcuna risposta.




ECCO COME L'ACCIAIO
PUÒ UCCIDERE

.metronews.it

Trento: per la prima volta isolate nano particelle del metallo nel tessuto umano






Trento. Quando Sara ha letto nero su bianco che il suo linfoma è stato causato da polveri d’acciaio respirate ogni giorno mentre si trovava al lavoro, a Borgo Valsugana, ha deciso di intraprendere una battaglia giudiziaria che si preannuncia lunga e difficile. Sara, sopravvissuta al linfoma, è nel direttivo del “Comitato 26 gennaio” che da anni cerca di dimostrare che l’acciaieria di Trento è causa di malattie. E adesso potrebbe aver ottenuto la prova regina.


«Abbiamo fatto esaminare due tessuti bioptici - racconta l’avvocato Mario Giuliano  - di due donne, di cui una deceduta. L’esame è stato realizzato dal laboratorio Nanodiagnostics di Stefano Montanari e Antonietta Gatti che con l’ausilio di uno speciale microscopio elettronico a scansione ambientale hanno trovato il link tra i fumi dell’acciaieria e le malattie». Nei tessuti delle due donne sono state trovate nanoparticelle di acciaio. «La presenza nel reperto biologico soprattutto delle particelle di acciaio anche in forma sferica, tipica della formazione ad alta temperatura, testimoniano l’esposizione che il paziente ha subito a un inquinamento ambientale causato da lavorazioni dell’acciaio ad alta temperatura», c’è scritto nelle conclusioni della relazione. «Adesso procederemo con una denuncia penale», aggiunge Giuliano.


Questo impianto è stato già al centro di due indagini della magistratura incentrate sulle emissioni oltre i limiti di legge (in parte registrate anche successivamente alla riqualificazione del 2009), che si sono concluse con un'oblazione. Un recente studio dell’Università di Trento, su incarico dell’Appa, avrebbe poi stabilito una limitata incidenza dell'attività dello stabilimento sull’ambiente e la sua “compatibilità con l’uso del territorio”. La Provincia ha promesso i dati dello studio presto in rete.


“La soluzione è la prevenzione“. Antonietta Gatti è uno dei 36 scienziati più importanti al mondo nel campo delle nanotecnologie. È sua la scoperta della biobalistica: «Partendo dal tessuto malato, riusciamo a individuare da dove provengono le nanoparticelle di metalli pesanti e altre sostante che hanno causato la malattia».


Lei può dire che quelle donne esaminate si sono ammalate per l’acciaieria? 


Senza dubbio. Nei loro tessuti ci sono sfere di acciaio e altri elementi presenti nei fumi dell’acciaieria.


Quelle donne hanno vissuto a Borgo per anni, vicino allo stabilimento. Il pensiero va a Taranto: la biobalistica potrebbe essere applicata lì?


Senz’altro. Ho proposto al reparto di pediatria dell’ospedale di effettuare gratis due esami, ma non ho ancora avuto risposte.


Se abbiamo la sfortuna di vivere accanto a uno stabilimento inquinante, che fare?


Controllare le emissioni e obbligare le industrie a dotarsi dei filtri. Prevenire. La politica dovrebbe occuparsi della salute di tutti, che è il bene primario della società.


(Stefania Divertito)

domenica 11 agosto 2013

Distruggere la Grecia per salvarla


Distruggere la Grecia per salvarla
globalresearch.ca/
Stephen Lendman

Traduzione per www.comedonchsciotte.org 
a cura di ROBERTA PAPALEO

La Troika sta saccheggiando la Grecia. La stanno distruggendo. Stanno intraprendendo una guerra finanziaria. Si sono associati a funzionari greci 
corrotti.

Stanno scavando la Grecia per guadagnare. È l’epicentro del saccheggio globale. La gente normale non ha voce in capitolo. Sono vittime di una crudeltà coatta.
Più prestiti chiedono gli ateniesi, più cresce il fardello del debito, più difficile è uscirne. La Grecia sta morendo. È praticamente un cadavere ormai. Rimane solo da decidere l’obitorio.



Il tasso ufficiale di disoccupazione raggiunge il 27%. La disoccupazione giovanile si aggira sul 65%.
Un’intera generazione è perduta. Viene sistematicamente distrutta. Sta morendo per pagare i banchieri. Tutto ciò che voglio, se lo prendono.

La nuova colazione Nuova Democrazia/PASOK prevede altre migliaia di licenziamenti entro la fine dell’anno. Il 17 luglio, ha messo in atto il suo settimo pacchetto di austerità dal 2010.

Esso richiede il licenziamento di 15.000 lavoratori statali. Circa 25.000 se ne andranno entro dicembre. Entro la fine del 2014, saranno 150.000.

I membri della Troika richiedono ciò che gli è dovuto. Insistono in cambio di prestiti di emergenza. Rispecchiano molto i decreti economici degli usurai.

 L’economista greco Yanis Varoufakis definisce distruttiva la “bancarottocrazia nel settore greco del bailoutistan”. Il suo “progredire a balzelloni”.



























Lo sta facendo con “le garanzie dei prestiti dei contribuenti europei che forniscono il capitale e con il rogo delle speranze per il futuro dei greci che fornisce energia”.

La Grecia è un buco nero di ingiustizia. Sta bruciando. È un modello di auto-distruzione. Il suo tasso di natalità è in declino. I parti di feti morti sono cresciuto del 20% dal 2008.

La Grecia spende molto meno in educazione rispetto alla media degli altri Paesi dell’OCSE (l’8,3% contro il 13,1%). Non importa. A metà luglio, il parlamento ha approvato il licenziamento di altre migliaia di insegnanti. Hanno promesso la ripresa in futuro. Le cose vanno di male in peggio.

Circa il 40% delle famiglie non ha assistenza medica. A fine marzo, Uno studio di uno studio di The Lancet ha dichiarato che la crisi finanziare europea è la maggior minaccia alla salute.

La Grecia è la più colpita di tutte. Come Spagna, Portogallo e Italia. I suicidi e le epidemie di malattie infettiva “stanno diventando più comuni in questi Paesi e i tagli al bilancio hanno ristretto l’accesso all’assistenza medica”.

La sanità pubblica è in crisi. I politicanti stanno per lo più zitti. Sono sprezzanti. Sono indifferenti ai bisogni umani. John Pilger chiama ostinatamente la distruzione della giustizia sociale come “l’Era della Regressione”. La crudeltà della polizia di Stato la fa rispettare.

È violenta. È la nuova normalità. Riflette la follia in cui sono finite le nazioni. Le società alla Potemkin rimpiazzano quelle reali. La crudeltà del buco nero le riflette. La Grecia è il prologo di quel che verrà.

Si sta diffondendo in tuta Europa. Sta martellando gli americani. Influenza i canadesi. Sta arrivando nella comunità vicina. Immaginate di non potervi permettere i servizi di base. Immaginate di non poter avere assistenza medica quando state male.

Il 20 aprile,il Comitato per la Politica sulle Proprietà Intellettuali del Dialogo Transatlantico dei Consumatori (TACD) si è occupato della crisi dell’assistenza sanitaria in Grecia. Lo ha fatto con una lettera aperta ai funzionari della coalizione, dicendo:
“Questa lettera è un tentativo di studiosi e medici greci appartenenti a diverse aeree di specializzazione accademica per esprimere le nostre preoccupazioni circa l’attuale stato, disastroso, dei servizi di assistenza medica in Grecia”.
“Il nostro Paese è caduto in uno stato tetro ed è costantemente sfidato da pressioni interne ed esterne, mentre il clima economico e sociale si deteriora ogni giorno di più”.
“Il governo greco, in totale obbedienza delle irragionevoli richieste della Troika, si concentra sugli obblighi dei cittadini nei confronti dello Stato e sembra dimenticare o ignorare i propri obblighi nei confronti dei suoi cittadini”.
“Il governo ha imposto un’austerità fiscale brutale e auto-difensiva; in maniera da confisca, cerca di raccogliere dei profitti straordinari da una popolazione già impoverita ed afflitta, mentre trascura il suo ruolo principale, come specificato dalla Costituzione: la protezione dei diritti e del benessere del corpo dei cittadini”.

Il buco nero della Grecia avanza. I partner della coalizione hanno ridotto il PIL del 25%. È una scioccante accusa ad un malgoverno corrotto.

La sanità pubblica è nel caos. Sta “collassando su tutti i fronti”. La salute di un’intera popolazione è “seriamente indebolita”.

La mortalità e la morbosità stanno aumentando. La subordinazione alla Troika richiede tagli ai servizi vitali. Il numeri del personale medico sono in calo.

Gli strumenti essenziali si deteriorano. Tutto scarseggia. “I pazienti ora devono pagarsi il cibo, le analisi mediche e le operazioni chirurgiche”. “Questo si aggiunge a tutto quello che hanno già dovuto pagare con i loro fondi assicurativi”.

“Coloro affetti da malattie croniche, come la broncopneumopatia cronica ostruttiva, sono costretti a pagare un deducibile 25% sul prezzo del loro farmaco, mentre prima della crisi il deducibile era del 5%”. “I pazienti con cancro e insufficienza renale non soffrono solo per l’aumento dei costi dei trattamenti specializzati, ma anche per la decadenza generale delle strutture, della perdita di personale chiave e delle drammatiche carenze di medicinali”.

“Non potendo più ricevere trattamenti a domicilio, devono spostarsi lontano ed aspettare in file interminabili nei corridoi degli uffici burocratici delle assicurazioni sanitarie e delle cliniche ospedaliere”.

I servizi per le cure mentali sono diminuiti grandemente. “Gli ospedali psichiatrici in Grecia non possono più operare al livello richiesto per fornire un trattamento base a pazienti affetti da gravi malattie mentali”. “Le tariffe standard (in chirurgia)” costringono i pazienti a pagare circa il 20% in anticipo per materiali e servizi.

Ciò “rende sia il pronto soccorso che la chirurgia praticamente inaccessibili per ampia parte della popolazione”.

Milioni di disoccupati e sottoimpiegati greci non hanno le risorse adeguate per trattamenti costosi. Molti non di possono permettere l’affitto, le utenze, il cibo necessario ed altre spese vitali che anni fa erano facilmente sostenibili.

I poveri, i disoccupati ed i pensionati greci “non anno altra scelta che rinunciare ai farmaci di base e ai controlli medici”.

Lo fanno per permettersi un minimo di sostentamento. Migliaia di medici ed altri professionisti sono emigrati. Prima della crisi, il Sistema Nazionale Sanitario greco forniva servizi eccezionali.

Ora gli mancano le risorse di base. Ha troppo poco personale qualificato. È “assediato su ogni livello”. È “saccheggiato col vostro benestare”.

Sta morendo lentamente. Come la Grecia. È indebitata con i banchieri stranieri. Non è “un governo di greci per i greci”.

“Le disastrose politiche che arrivano a minare anche la salute della popolazione greca devono finire”.

La Grecia rappresenta il peggio della crudeltà neoliberale. I servizi sociali generali si stanno disintegrando. Sono nel caos. Stanno svanendo in bella vista.

Nel 2013, la legge marziale è stata imposta tre volte. I gangster della coalizione muovono guerra alla loro stessa gente.

Le manifestazioni nel centro di Atene sono proibite. La crudeltà della polizia di Stato puntano ai miscredenti. La gente coraggiosa ha iniziato un cambiamento, dichiara Pilger.

Non c’è altro modo. Sono responsabili “di riprendersi le loro vite contro ogni probabilità”. La disobbedienza civile è una tradizione nobile. Pilger dice di leggere Percey Shelley: “Voi siete tanti; loro sono pochi”.

Victor Hugo diceva che non c’è niente di più forte di “un’idea il cui tempo sia giunto”. Afferratelo. “Fatelo”, dice Pilger. L’alternativa è il peggioramento della crudeltà distopica. 

domenica 4 agosto 2013

Sull’euro, pensare l’impensabile

Un’alleanza per lo spionaggio


Una sede dell’agenzia Gchq a Bude, in Cornovaglia, il 23 giugno 2013. (Kieran Doherty, Reuters/Contrasto)
Il governo statunitense ha pagato segretamente cento miliardi di dollari all’agenzia britannica di spionaggio Gchq, per aver accesso ai programmi di sorveglianza del Regno Unito. I pagamenti sono provati da alcuni documenti riservati, pubblicati ancora una volta dal Guardian. E dimostrano un legame molto forte tra l’Nsa e la sua controparte britannica.

Edward Snowden, la fonte del quotidiano nel caso Datagate, aveva già denunciato la complicità delle due agenzie nello spionaggio di massa dei cittadini su internet. “Non si tratta solo di un problema statunitense, la Gchq è anche peggio dell’Nsa”, ha dichiarato Snowden.

Oltre ai pagamenti, i nuovi documenti ottenuti dal Guardian provano che:
  • La Gchq sta spendendo molti soldi per raccogliere informazioni personali da telefoni cellulari e applicazioni, e dice di poter “aver accesso a qualsiasi telefono, ovunque e in qualsiasi momento”.
  • Alcuni dipendenti dell’agenzia hanno espresso dubbi sulla “mancanza di etica nel loro lavoro”.
  • La quantità di dati personali raccolti nel Regno Unito, sia quelli provenienti da internet sia quelli provenienti dal traffico dei dispositivi mobili, è aumentata del 7.000 per cento negli ultimi cinque anni. Ma il 60 per cento dei materiali d’intelligence raccolti dal Regno Unito proviene ancora dalla Nsa.
  • La Gchq accusa la Cina e la Russia di aver organizzato diversi attacchi informatici contro il Regno Unito e sta ora lavorando con l’Nsa per fornire all’esercito britannico e a quello statunitense degli strumenti per la guerra informatica.
Snowden è libero. Il 1 agosto Edward Snowden, la fonte del Guardian sul caso Datagate, ha lasciato l’aeroporto di Mosca, e ha ottenuto asilo politico dalla Russia. Snowden è diretto verso un luogo segreto. La Casa Bianca si è detta “molto delusa” dalla decisione del governo russo.
Nel frattempo Barack Obama, dopo un incontro con i membri del congresso il 1 agosto, ha aperto uno spiraglio per una possibile riforma dell’agenzia Nsa.

Un’alleanza per lo spionaggio

Un’alleanza per lo spionaggio


Una sede dell’agenzia Gchq a Bude, in Cornovaglia, il 23 giugno 2013. (Kieran Doherty, Reuters/Contrasto)
Il governo statunitense ha pagato segretamente cento miliardi di dollari all’agenzia britannica di spionaggio Gchq, per aver accesso ai programmi di sorveglianza del Regno Unito. I pagamenti sono provati da alcuni documenti riservati, pubblicati ancora una volta dal Guardian. E dimostrano un legame molto forte tra l’Nsa e la sua controparte britannica.
Edward Snowden, la fonte del quotidiano nel caso Datagate, aveva già denunciato la complicità delle due agenzie nello spionaggio di massa dei cittadini su internet. “Non si tratta solo di un problema statunitense, la Gchq è anche peggio dell’Nsa”, ha dichiarato Snowden.
Oltre ai pagamenti, i nuovi documenti ottenuti dal Guardian provano che:
  • La Gchq sta spendendo molti soldi per raccogliere informazioni personali da telefoni cellulari e applicazioni, e dice di poter “aver accesso a qualsiasi telefono, ovunque e in qualsiasi momento”.
  • Alcuni dipendenti dell’agenzia hanno espresso dubbi sulla “mancanza di etica nel loro lavoro”.
  • La quantità di dati personali raccolti nel Regno Unito, sia quelli provenienti da internet sia quelli provenienti dal traffico dei dispositivi mobili, è aumentata del 7.000 per cento negli ultimi cinque anni. Ma il 60 per cento dei materiali d’intelligence raccolti dal Regno Unito proviene ancora dalla Nsa.
  • La Gchq accusa la Cina e la Russia di aver organizzato diversi attacchi informatici contro il Regno Unito e sta ora lavorando con l’Nsa per fornire all’esercito britannico e a quello statunitense degli strumenti per la guerra informatica.
Snowden è libero. Il 1 agosto Edward Snowden, la fonte del Guardian sul caso Datagate, ha lasciato l’aeroporto di Mosca, e ha ottenuto asilo politico dalla Russia. Snowden è diretto verso un luogo segreto. La Casa Bianca si è detta “molto delusa” dalla decisione del governo russo.
Nel frattempo Barack Obama, dopo un incontro con i membri del congresso il 1 agosto, ha aperto uno spiraglio per una possibile riforma dell’agenzia Nsa.

martedì 23 luglio 2013

Il colpo di Stato in Egitto: islamismo, democrazia, rivoluzione


Il colpo di Stato in Egitto: islamismo, democrazia, rivoluzione



Santiago Alba Rico Σαντιάγκο Άλμπα Ρίκο سانتياغو البا ريكو 
rebelion.org/noticia.php?id=170755
Tradotto da  Francesco Giannatiempo


Possiamo parlare di “rivoluzione” in uno di questi due casi:
    • Quando una maggioranza sociale, con interessi diversi o meno e addirittura senza un programma politico, rovescia una dittatura.
    • Quando un programma politico di mutamenti radicali, con o senza le armi e con l’appoggio di una maggioranza sociale, si impone su una “democrazia borghese”.
In Egitto si è avuta una rivoluzione nel 2011 stando al primo dei due significati. Finora non c’è stata nessuna rivoluzione riguardo al secondo caso. E, ora, il caso del rovesciamento di Morsi è evidente che non combacia con nessuna delle due definizioni. Non c’era nessuna dittatura da rovesciare in Egitto (se non una “democrazia borghese”) e non c’è in gioco nessun programma politico di mutamenti radicali, almeno appoggiato dalla maggioranza della piazza. Quando sono le armi di un esercito fascista a rovesciare una “democrazia borghese”, questo si chiama – tecnicamente e politicamente – “colpo di Stato”. Se milioni di persone, comprese molte di quelle rivoluzionarie secondo il primo significato del termine, chiedono un colpo di Stato, non per questo cessa di essere un colpo di Stato. Se migliaia di persone in piazza non vogliono l’intervento dell’esercito – perchè sono rivoluzionarie anche nel significato del termine – la loro volontà rimane completamente annullata dal colpo di Stato. Un esercito fascista che destituisce un presidente eletto, che sospende la costituzione e scioglie il parlamento, che arresta i dirigenti del partito di maggioranza, chiude le loro televisioni e spara sui loro sostenitori, sta mettendo in atto un colpo di Stato. Se lo appoggia molta gente, lo ottiene con facilità. Se per di più lo appoggia la sinistra e lo chiama “rivoluzione”, allora lo ottiene molto facilmente.
Finalmente liberi! A sinistra, la Fratellanza Musulmana; a destra il Consiglio supremo delle Forze Armate
Vignetta di 
Carlos Latuff


Nel mondo arabo non esistevano nè esistono condizioni per cui si verifichi una rivoluzione come nel secondo caso qui descritto. Perché era importante che si verificassero rivoluzioni come nel primo dei significati? Per due motivi. Il primo, perché la fondazione di una “democrazia borghese” sotto la spinta dei popoli avrebbe permesso la formazione di un nuovo soggetto politico e la costruzione - con le nuove condizioni democratiche – di alternative collettive fino ad ora inesistenti e inimmaginabili. Il secondo, perché una “democrazia borghese” avrebbe portato alla luce la reale relazione tra le forze nella zona, favorevole agli islamisti. Ciò avrebbe rappresentato un pericolo, è vero, ma anche una necessità inevitabile, dato che tutte queste dittature avevano giustificato il proprio potere – e la repressione di tutte le espressioni politiche, compresa la sinistra – contro il “terrorismo islamico”, che loro stesse alimentavano, in un ciclo felicemente eterno per i capi, attraverso la repressione e la tirannia. La normalizzazione politica accenderebbe la speranza di una “democratizzazione dell’islamismo” attraverso l’esercizio del governo, come in parte è accaduto in Tunisia e anche in Egitto prima del rovesciamento di Morsi. La ricerca del confronto a qualsiasi costo e la strategia di assillo e di demolizione con qualunque mezzo, può solamente far abortire, per così dire, “la maturazione del fallimento” del progetto islamista; la qual cosa è inevitabile, ma che deve verificarsi in un ambito democratico, altrimentivorrebbe dire tornare al tragico “giorno della marmotta” che da decenni sta insanguinando la zona e soggiogando la popolazione. La sinistra, per disgrazia, si è prestata a questo gioco in cui può vincere solamente l’”ancien regime”.
Ma c’è un altro motivo per cui la sinistra dovrebbe comprendere la necessità di rispettare le regole del gioco che essa stessa ha contribuito a stabilire con le rivoluzioni democratiche. Nel mondo arabo – e in Tunisia e in Egitto in maniera molto chiara – ci sono due ambiti egemonici paralleli: uno, delle classi popolari, modellato dall’islam politico; e l’altro delle classi medio-alte, plasmato dalla destra laica. Durante le dittature, la sinistra - repressa, isolata, presa tra i due ambiti - si dichiarò sconfitta nel territorio che le era naturale, quello delle classi popolari, e finì equiparata a quello della destra laica, non tanto perché fosse scesa a patti con questa – e lo fece spesso – quanto perché finì isolata dalla strada e chiusa nell’ambra di un elitarismo – se non classista – culturale e intellettuale.

Un amico che anni fa lasciò Nahda profondamente disgustato, nel cercare di elaborare un progetto di “islamismo della liberazione” secondo il modello della “teologia della liberazione”, rimprovera sempre al Fronte Popolare tunisino questo distanziamento elitario della cultura popolare; ed evocando espressamente Chavez, assicura che la Tunisia sarà comunista solamente il giorno in cui, al posto di impegnarsi a svuotarle, i comunisti predichino il comunismo dalle moschee. Ciò serve a tutta l’area e, certamente, anche o soprattutto all’Egitto. Costruire un nuovo ambito egemonico delle sinistre nel mondo arabo presuppone la normalizzazione politica dell’islamismo, il suo logoramento controllato e la sua radicalizzazione – verso sinistra – dall’interno della cultura popolare. Un colpo di Stato basato unicamente sull’anti-islamismo (contando, quindi, sulle forze molto più potenti e già comprovate come nefaste della destra laica), non solo non è una rivoluzione nel secondo significato sopra richiamato, ma che faccia fallire la rivoluzione come nel primo caso, condizione di qualsiasi cambiamento profondo si voglia fare in futuro. Questo è quanto successe in Algeria nel 1992, con il risultato a tutti noto. Adesso può essere anche peggio. Tutti citiamo spesso la frase di Marx: la storia si ripete  due volte, la prima come tragedia e la seconda come farsa. Non è vero. Si ripete molte volte. La prima come tragedia, la seconda come catastrofe, la terza come inferno, la quarta come apocalisse. Non vedo cosa la sinistra possa guadagnare da questa sequenza mortale… (1)

Nota
(1) Che questo spostamento “dentro la cultura popolare” sia  possibile, lo dimostra l’America Latina, dove alcuni progetti di emancipazione in corso - in Venezuela, Bolivia, Ecuador- sono stati possibili grazie a una “maturazione” entro un “ambito democratico borghese”. Tutto il mondo sarà d’accordo che la nota “rivoluzione bolivariana”, con la sua forte componente - almeno formale - di “democrazia partecipativa”, sarebbe stata impossibile se Chavez fosse arrivato al potere attraverso il colpo di stato del 1992. Chávez non era ancora Chavez, però era migliore – sideralmente migliore - di Abdelfath Al-Sisi.       

venerdì 5 luglio 2013

L’emblema di Min

L’emblema di Min

Sulla superficie di gran parte dei menhir custoditi nel museo di Laconi, appaiono due petroglifi sovrapposti, uno dei quali è generalmente definito come “rovesciato” o “capovolto” -lo spirito del defunto che ritorna alla madre terra-, mentre l’altro è spesso interpretato come “pugnale bipenne”.
Differenti immagini del “rovesciato” sono presenti, come noto, in alcune tombe rupestri risalenti all’eneolitico, come la tomba “Branca” di Cheremule e quella di “Sas Concas” di Oniferi.
Nella tomba di “Sos Furrighesos”, ad Anela, questa immagine si presenta invece in una forma semplificata, identica all’ideogramma geroglifico in “ka”(spirito), che gli egizi rappresentavano con le due braccia sollevate.
Per quanto riguarda il simbolo inciso sulla base dei menhir, a parte dover considerare che in una manifestazione spirituale come il passaggio dalla vita alla morte la presenza di un coltello apparirebbe fuori tema, è la stessa concezione di “pugnale bipenne” a sollevare diverse perplessità, perché se un’ascia a lame contrapposte è effettivamente esistita e poteva svolgere la sua funzione offensiva perché dotata di un manico sufficientemente lungo, un analogo pugnale sarebbe stato assolutamente pericoloso per chi lo brandiva, ma ottimo per ferirsi accidentalmente o per suicidarsi.
A prescindere da queste considerazioni, come osservato da Nicola Porcu[1] nel suo libro di prossima pubblicazione [2], questo misterioso graffito è simile agli ideogrammi geroglifici rappresentativi dell’utero femminile[3], emblema del dio itifallico Min [4], che racchiudeva in sé entrambi i principi, maschili e femminili (analoga caratteristica era posseduta da Amon-Ra, di cui Min era una manifestazione).
L’accostamento all’iconografia egizia non può sorprendere, considerate le frequentazioni delle antiche popolazioni sarde con la terra dei faraoni.
I due simboli potrebbero allora raffigurare, congiuntamente, l’anima dell’uomo che ritorna alla terra attraverso l’utero materno, dando corpo al modo di dire “torranci in su cunnu” che in lingua sarda assume un significato offensivo, ma che a quei tempi poteva invece intendersi come un auspicio di rinascita attraverso il ventre materno, inteso come fonte di vita.
Inoltre, se il menhir può considerarsi un monolite legato al culto della fertilità, l’accostamento fonetico delle parole Min (utero) e Ka (spirito), non potrebbe essere più appropriato.
Per quanto mi riguarda, ho cercato di individuare altri elementi a sostegno della tesi di Nicola Porcu che mi era parsa da subito piuttosto convincente.
Una conferma l’ho trovata nell’immagine fotografica di una statuetta bronzea conservata al Museo Nazionale di Madrid, riportata nel volume “L’Arte dei Fenici” di Sabatino Moscati e datata VI / V sec.a.C.



L’incisione verticale visibile su di essa, simile a un doppio fuso con un suo spigolo in corrispondenza della vagina, anch’essa chiaramente evidenziata, non è altro che la riproduzione schematica e ampliata dell’apparato genitale femminile -composto appunto dalla vagina, dal collo dell’utero e dall’utero- ed è straordinariamente somigliante, se ruotata di novanta gradi, al graffito che appare nella parte inferiore dei menhir di Laconi.
Ritornando a Min, questa divinità si presentava anche in forma di “ka-mut-f” = toro di sua madre, dove “ka” è il termine geroglifico che indica il toro e “mut” la madre.
Orbene, nei menhir di Laconi i segni che appaiono sulla sua superficie possono considerarsi, a mio avviso, una crittografia amunica che si aggiunge a quelle rinvenute in diversi amuleti egizi ritrovati in Sardegna e ben descritte e analizzate da Aba Losi e da Romina Saderi.
Difatti se nel menhir, simbolo di fertilità, è presente l’effige della “Grande Madre”, con il “nasino” che compare sulla sua sommità e soprattutto con l’emblema del dio Min raffigurante l’”utero” (in altri contesti, come nei menhir di Tamuli, il principio femminile è invece evidenziato da protuberanze mammillari), è altrettanto vero che la sua forma e il suo profilo rimandano a una rappresentazione fallica, sottolineata dalla presenza del “ka” (il rovesciato) che, come detto, a parte il significato di spirito, aveva anche quello di “toro”, uno degli appellativi di Min.
Sui monoliti di Laconi possono quindi leggersi le parole “ka” e “mut” della dizione “kamutef”, uno degli appellativi di Min ma anche di Amon-Ra, di cui Min era, come detto, una manifestazione (e viceversa).
Vorrei aggiungere un’altra considerazione riferita al menhir inteso come l’elemento solido che potrebbe esattamente riempire lo spazio vuoto all’interno della tholos nuragica. Se sulla superficie del menhir sono riportati i termini egizi “ka” e “min”, si potrebbe anche ipotizzare che esso voglia raffigurare lo spirito di Min (Amon/Min) che alberga dentro il nuraghe, inteso quindi come “casa del dio”.
Questa circostanza è avvalorata dal fatto che la tradizione nilotica indica la casa di Min come una sorta di tenda dal tetto conico.
Per di più, nelle “case della vita”(per-ankh), i fabbricati egizi dove i sacerdoti/sciamani apprendevano i segreti della loro arte, era presente una tenda che accoglieva le reliquie di Osiride, signore dell’occidente, che il sincretismo religioso accomunava ad Amon/Min, anch’esso signore dell’Occidente e del regno dei morti.
In un articolo di Nica Fiori del Marzo 2005, si parla di questa tenda con riferimento al papiro Salt 825, in cui è scritto che ”il dio della terra Geb sarà il suo pavimento, la dea del cielo Nut il suo soffitto….il sole deve penetrarvi”.
In questa breve frase sono compresi i nomi delle tre divinità del cielo (Nut), del sole (Ra) e della terra (Geb), il cui insieme induce a qualche riflessione.
Nica Fiori, sempre riferendosi ai “maghi” che albergavano all’interno della casa della vita, scrive che “la divinazione avveniva utilizzando un vaso pieno d’acqua….l’acqua era ritenuta un mezzo eccellente per comunicare con il cielo e con il mondo intermedio. Altre volte era lo stesso mago a cadere in un sonno ipnotico”.
L’esistenza di un pozzo all’interno dei nuraghi, o comunque la costante presenza di una vena d’acqua o anche di vasi come quello rinvenuto all’interno del nuraghe Arrubiu, appositamente forato per consentire il deflusso, potrebbe giustificare una profonda analogia tra le case della vita e gli stessi nuraghi dove, alla presenza del sacerdote/sciamano, è presumibile che si svolgessero riti ordalici connessi al culto dell’acqua, e pratiche d’incubazione, elementi tipici dello spirito religioso delle nostre antiche popolazioni [5].


[1] Nicola Porcu è Ispettore onorario della Soprintendenza per i beni subacquei delle ex Province di Cagliari e Oristano, nonché sommozzatore professionista;
[2] “Hic-Nu-Ra, racconto di un’altra Sardegna”

[3] E’ interessante osservare come nell’antico Egitto fosse in uso la mummificazione dell’apparato genitale femminile delle donne più altolocate, nella convinzione che in esso si celasse il segreto della rigenerazione della vita

[4] Min, in associazione con Amon, dio dell’occidente e del mondo dei morti, darà vita ad Amon-Min, dio itifallico della virilità e della potenza rigeneratrice.

[5] Cfr.: Raffaele Pettazzoni: “La Religione Primitiva in Sardegna”