lunedì 14 giugno 2010

RIS l’orecchio tecnologico dei servizi segreti italiani. Ecco il grande fratello militare

di Gianni Lannes

http://www.italiaterranostra.it

fax_difesa«We are watching you»: “ti stiamo osservando”. Dallo spazio, infatti, qualcuno ci spia. Non si tratta di extraterrestri, ma di satelliti controllati segretamente dai governi. A confronto le intercettazioni telefoniche di spioni pubblici e privati che hanno coinvolto la Telecom (Tavaroli e soci), sembrano una bazzecola. L’aria e il cielo sono intrisi di segnali elettronici. Intercettarli è facile come raccogliere la pioggia con un secchio. Numerosi cittadini con la fedina penale immacolata, ora sono schedati elettronicamente, grazie ai prodigi di un braccio supersegreto dell’ex Sismi, specializzato in spionaggio d’ogni genere e guerra elettronica. E’ tutto documentato nei fascicoli personali: dalle credenze religiose a quelle politiche, fino alle attività professionali e del tempo libero. Siamo controllati e sorvegliati da tempo a nostra insaputa. Il presidente del Consiglio Berlusconi, se non fosse troppo distratto dalle donne – e ricattabile – dovrebbe informare subito le Commissioni parlamentari competenti: Affari costituzionali e Difesa. Signor ministro La Russa chi gestisce questa struttura, quale tipo di informazione utilizza e di quale mandato politico gode? Esistono fondati sospetti che tale sistema di spionaggio al di fuori del controllo parlamentare, possa venire utilizzato per fini difformi da quelli della sicurezza e della pace? Ma di che si tratta? Proviamo a spiegarlo, poiché il responsabile della Difesa tace inspiegabilmente. Alla stregua di Francesco Rutelli, presidente del Copasir. Nel Comitato parlamentare per la difesa della Repubblica figura pure Fabrizio Cicchitto, tessera P 2 numero 2232. Insomma una garanzia che spiega il fango gettato addosso all’integerrimo Gioacchino Genchi. E’ la struttura supersegreta e più potente mai realizzata in Italia, nata anche per intercettare – senza alcuna autorizzazione della magistratura e all’insaputa di una fetta del Parlamento italiano – particolari soggetti: magistrati, giornalisti, industriali, politici scomodi (pochi in realtà), ecologisti, ambasciatori; ma anche a chi si oppone alla guerra o all’installazione di basi militari straniere nel proprio Paese. E addirittura poliziotti, carabinieri e finanzieri rispettosi dello Stato di diritto. Una rete riservata che non fa capo ad apparati pubblici dello Stato, ma al Reparto Informazioni e Sicurezza, il servizio segreto che raggruppa i tre vecchi SIOS di forza armata e che ha il compito di accedere, captare ed elaborare qualsiasi forma elettronica di comunicazione in transito nel Mediterraneo ed anche oltre. E’ un’attività così gelosamente custodita che il capo di Stato Maggiore della Marina, Paolo La Rosa, interpellato qualche tempo fa da due parlamentari della commissione Difesa, nega addirittura l’esistenza, trincerandosi dietro il segreto di Stato. Risponde infatti La Rosa, in una lettera di cui siamo legalmente in possesso: «Con riferimento alla richiesta di autorizzazione alla visita avanzata dai parlamentari in oggetto, si comunica che non risultano in Cerveteri e nel territorio nazionale strutture denominate “Echelon Italia” – Conclude infine l’ammiraglio di squadra – Si soggiunge che in linea generale, quanto al regime delle autorizzazioni delle visite dei Parlamentari ai siti protetti dal segreto di cui all’art. 12 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, vige il disposto della legge 24 giugno 1988 n. 206 e relativo regolamento d’attuazione». “Echelon” o strutture simili in Italia non esistono? Il cuore dell’Intelligence fantasma – collegato a varie stazioni di ascolto distribuite capillarmente nella Penisola – è mimetizzato all’interno di una caserma dell’esercito nel territorio di Cerveteri in provincia di Roma. Un lungo recinto e poi un muro protetto all’interno da un terrapieno, filo spinato e telecamere difendono due palazzine basse, una decina fra antenne paraboliche – in collegamento col sistema satellitare Sicral – e alcune casematte per la sorveglianza. «La base viene utilizzata attualmente come orecchio elettronico per intercettare comunicazioni radio militari e civili (Sigint), segnali elettromagnetici militari (Elint), comunicazioni via satellite (Comint), trasmissioni immagini (Imint), telefonia di vario genere» attesta la documentazione riservata dello Stato Maggiore Difesa. I messaggi vengono trasferiti, trascritti e analizzati a Roma, all’aeroporto militare di Ciampino e a Forte Braschi. Ovviamente, tutto in nome della lotta al terrorismo internazionale e della sicurezza generale. Ma al servizio di chi? In Italia non si può intercettare nessuno senza l’autorizzazione della magistratura. Nel caso dei Servizi segreti occorre il nulla osta delle Procure Generali della Repubblica presso le Corti d’Appello. L’assoluta discrezionalità e l’assenza di regole democratiche sembrano essere i tratti essenziali del RIS, peraltro mai sottoposto finora ad un controllo parlamentare. Sembra un scherzo: un organo dello Stato non sottoposto a controlli, che occupa due interi edifici a 37 km da Roma. Ma la faccenda diventa seria se si pensa che il RIS è la mente operativa dell’Intelligence italiana dove si concentra la massima mole di notizie riservate esistente nel Paese: informazioni particolari su aziende e privati cittadini. Singolare coincidenza. «L’attuale normativa sulla privacy riconosce ampie deroghe proprio ed esclusivamente per i servizi di informazione e sicurezza» dichiara Antonio Martino il 20 ottobre 2004, allora in veste di ministro della Difesa, nel corso dell’audizione presso la Commissione Affari costituzionali. E aggiunge, a tale proposito: «In questo ambito, ho indicato soluzioni strutturali per assicurare un rapporto sempre più efficace tra il Sismi ed il reparto informazioni e sicurezza dello stato maggiore della Difesa (…) Gli ambiti di competenza del Ris sono complementari a quelli del Sismi. Il Ris realizza un sistema informativo organico ed integrato, a disposizione del capo di Stato maggiore della Difesa (…) In quanto servizio specialistico a supporto diretto dello strumento militare in tutte le sue componenti, quindi non destinatario di un controllo politico diretto». Un altro riferimento ufficiale è racchiuso in uno scarno paragrafo del Libro Bianco pubblicato dal ministero della Difesa nel 2002. A pagina 41, a proposito del “R.I.S.” si legge: «I SIOS (Servizi Informazioni Operative e Situazione) di Forza Armata sono stati sciolti e l’attività informativa è stata portata a livello interforze presso lo Stato maggiore della Difesa. Il trasferimento di competenza è stato sancito dalla direttiva del Ministro della Difesa n.1/30863/14.8/97 in data 15 maggio 1997 e l’attività, dopo una fase sperimentale, ha assunto una definitiva configurazione in data 1° settembre 2000 con la costituzione del Reparto Informazioni e Sicurezza ed i dipendenti Centro Intelligence Interforze e Scuola Interforze Intelligence/Guerra Elettronica». E ancora: «L’attività di ricerca informativa e di sicurezza s’inquadra naturalmente in quella del SISMI che, operando a più ampio raggio, è in grado di fornire l’inquadramento generale della situazione ed il sostegno di riferimento con i servizi collegati. Non va peraltro trascurata la funzione di sicurezza interna svolta a tutela delle strutture ed infrastrutture militari in Patria, in stretto collegamento, in questo caso, con l’Arma dei Carabinieri e con gli organi specializzati del servizio stesso a tutti i livelli ordinativi». Chi controlla i controllori? «Il Centro Interforze di Formazione Intelligence/GE è un istituto militare, dipendente dal II Reparto Informazioni e Sicurezza (RIS) dello Stato Maggiore della Difesa – spiega una nota ministeriale – In particolare il centro provvede a qualificare ed aggiornare il personale, appartenente alla Difesa, per l’impiego nel settore dell’Intelligence. In tale ottica i corsi afferiscono in maniera peculiare a tutte le discipline dell’Intelligence (IMINT, SIGINT, HUMINT, OSINT, ACINT, MSINT) e della guerra elettronica, in funzione di quelle che sono le necessità addestrative formulate dal RIS o dagli Stati maggiori di singola Forza Armata». Computer di ultima generazione sono la mente operativa. Software ultraveloci in grado di entrare nelle nostre case, ascoltare e registrare le telefonate, setacciare la posta elettronica e le altre forme di comunicazione che viaggiano su Internet, aprire e decifrare tutto quanto viene trasmesso dalle banche dati. Penetrare nel mondo della finanza, svelare i movimenti di denaro, individuare le scelte strategiche dei gruppi industriali, rivelare notizie riservate sulle indagini giudiziarie in corso, sui politici sotto inchiesta, sui boss mafiosi sotto controllo, sui giornalisti ficcanaso. Una concentrazione senza precedenti di informazioni sensibili – inaccessibile ai parlamentari della Repubblica – gestita da un ramo speciale dei servizi segreti e conservate senza limiti di tempo. Il sistema è attualmente in grado di captare e analizzare miliardi di comunicazioni private al giorno che passano attraverso il telefono, il fax, la rete internet. Creato nel 1997 dall’ammiraglio Fulvio Martini (direttore del Sismi dal 5 maggio 1984 al 26 febbraio 1991) il RIS ha avuto come primo responsabile l’ammiraglio Sergio Biraghi. Il suo successore è stato un altro ufficiale di marina, l’ammiraglio Sirio Pianigiani. Le voci ben mimetizzate di spesa sui bilanci dell’ultimo decennio del ministero della Difesa ne documentano inequivocabilmente l’attività. Un esempio? La «costruzione di un inceneritore per documenti classificati a Udine», oppure la «realizzazione di impianto palazzina Tlc a Jacotenente» in piena Foresta Umbra, all’interno del Parco nazionale del Gargano. Quali satelliti utilizzano i servizi segreti? Il SICRAL (Sistema italiano per comunicazioni riservate ed allarmi) – costato 500 milioni di euro – è il primo satellite italiano per telecomunicazioni ideato completamente dalla Difesa e sviluppato dal consorzio Sitab (Alenia, Fiat Avio, Telespazio). Il 7 febbraio 2001 è stato posto in un’orbita geostazionaria. «Il sistema militare di osservazione da satellite HELIOS ed il sistema satellitare duale italiano COSMO Sky-Med, sono utilizzati da parte italiana tramite strutture risalenti alle responsabilità dello Stato Maggiore della Difesa, in collegamento con il Sismi» decreta il 6 marzo 2006, il ministro Martino. Humint e Sigint corrono insieme. Quando l’Intelligence si interessa a personaggi su cui non avrebbe titolo per indagare, usa la tecnica dei galleggianti: si apre cioè un fascicolo genericamente intestato a un certo affare, o ad una fonte, e poi si allegano ad esso i fascicoli galleggianti sul personaggio che interessa. Un calcolo preciso è impossibile farlo. E’ possibile ipotizzare che circa 1 milione di persone siano stata schedata dai nostri infaticabili 007 con la divisa. Molto in voga è l’abitudine di archiviare fascicoli particolarmente delicati non a Forte Braschi, ma in uffici di copertura dislocati in tutto il territorio nazionale. Tali operazioni non richiedono e nemmeno presumono che chi è oggetto delle intercettazioni stia violando la legge. Già nel ’95 venne alla luce un’attività informativa prestata negli anni 1989-91 al capo del Sismi, Martini, dal colonnello Demetrio Cogliandro: in sostanza, un’illegittima raccolta di informazioni di natura personale su uomini politici, ed esponenti del mondo finanziario, sindacale ed industriale. Il Comitato parlamentare che sovrintende all’attività dei servizi aveva esaminato la documentazione concludendo il 5 marzo 1996: «Salvo qualche nota sporadica, il contenuto delle carte è del tutto estraneo alle finalità istituzionali del Servizio (…) Essi appaiono destinati ad offrire strumenti di pressione e di ricatto (…) contro soggetti politici ben individuati (…) Sono state raccolte informazioni di ogni genere, notizie relative agli intrighi che si sviluppavano nel sistema di governo». Non è cambiato nulla. Attualmente, gli archivi dei Servizi Segreti presentano un’estensione sempre più smisurata. Nonostante il trascorrere dei decenni e malgrado ripetuti segnali d’allarme che hanno rivelato l’accumulo disinvolto di milioni di fascicoli e la loro illegale e spregiudicata utilizzazione, il materiale scottante ora viene depositato in banche dati elettroniche. Il 17 novembre 1987, l’ex ministro della Difesa, Attilio Ruffini, alla «Commissione Affari Costituzionali della Camera rivelava: «Nessun governo è in grado di controllare singolarmente i milioni di fascicoli per verificare se rientrano meno nell’ambito dei compiti istituzionali dei Servizi. Ci si deve necessariamente fidare di quanto affermano i direttori dei servizi o i loro subordinati». La situazione verrà confermata dall’ammiraglio Martini alla stessa Commissione, il primo dicembre ’87: «Quando il Presidente del Consiglio mi chiese se potevo affermare in Parlamento l’inesistenza negli archivi di qualcosa che potesse prestarsi a un giudizio negativo, gli risposi che potevo dargli questa assicurazione, sottolineando come negli archivi di Forte Braschi esistessero circa 18 milioni di pratiche». Lo “zio Sam” con Echelon ha fatto scuola anche in Italia: la base di ascolto di San Vito dei Normanni (attualmente dismessa e recentemente incendiata), in provincia di Brindisi ha registrato istante per istante la strage di Ustica (27 giugno 1980) e intercettato i sequestratori dell’Achille Lauro nel 1985. Eppure, nessuno ha mai chiesto conto in sede ufficiale alle autorità Usa il chiarimento dei misteri d’Italia. Intercettare, catalogare ed archiviare la vita di chiunque è una violazione dei diritti umani. La democrazia è costruita su diritti che prevalgono su qualsiasi interesse collettivo, individuale, economico politico e di sicurezza. Il vero problema è capire se si stia sistematicamente smantellando il concetto di privacy individuale, uno dei diritti umani più basilari.
Echelon
Ideato nel 1947. E’ un sistema di sorveglianza mondiale realizzato da alcuni Stati durante la Guerra fredda. Viene gestito da Usa, Regno Unito, Australia, Canada e Nuova Zelanda (accordo Ukusa). L’infrastruttura spaziale è stata insediata nei primi anni ’60, lanciando in orbita un gran numero di satelliti spia. Responsabile di questi progetti è la National Security Agency (NSA), la più grande agenzia di intelligence nordamericana, in collaborazione con la Cia e la Nro. I centri elaborazione dati terrestri sono ubicati a Menwith Hill (Gran Bretagna) ed a Pine Gap (Australia). Anche l’Italia ha ospitato una struttura di questa rete spionistica – orecchio poi trasferita a Gioia del Colle – nella base di San Vito dei Normanni, dal 1964 fino al 1994. Negli Usa è nata nel 2001, la “Total information awareness”, una banca dati unica che ha lo scopo di raccogliere informazioni sui cittadini di tutto il mondo dal comportamento sospetto.
Enfopol
L’organizzazione, in collaborazione con l’Fbi americana, è nata ufficialmente il 23 novembre 1995 grazie a un accordo di cooperazione europeo per un sistema di controllo totale di tutti i mezzi di comunicazione. Le radici sono state sviluppate fin dal 1991 nell’ambito della conferenza di Trevi, dai ministri dell’Ue e si sono concretizzate nel 1993 a Madrid. Secondo l’associazione inglese per i diritti civili Statewatch esistono intese segrete sotto forma di “Memorandum of Understanding Concerning the Lawful Interception of Telecommunications” (Enfopol 112, 10037/95). L’Italia svolge un ruolo di primo piano all’interno del programma, perché ospita, in provincia de l’Aquila, la base terrestre di Iridium, la rete di satelliti per le comunicazioni cellulari. Enfopol coordina la collaborazione europea dei ministeri degli interni e della giustizia. E’ al di fuori dei controlli parlamentari europei.




Ucciso l'8 gennaio 1993 perché "parlava troppo"
Beppe Alfano, il professore dimenticato
Fu freddato nella sua auto da un killer solitario mentre rientrava a casa. Era corrispondente per "La Sicilia" e non ancora pubblicista. Uomo di destra, abbandonato dai compagni di partito come dagli avversari e dai giornalisti. In questi giorni in edicola il libro inchiesta di Valeria Scarletta "Ammazzate Beppe Alfano"
Era un "semplice" professore con la passione per il giornalismo o, come sarebbe più giusto dire, per la verità. Giuseppe Alfano, di 42 anni, insegnava educazione tecnica nella scuola media del paese vicino e come hobby scriveva da corrispondente per La Sicilia, il quotidiano catanese. Quando il territorio di Messina era ancora considerato "provincia babba" (cioè priva di presenza mafiosa, in linguaggio di Cosa nostra), lui si ostinava a descriverlo come una zona franca per latitanti e affari mafiosi, fiorenti proprio in virtù di quel silenzio costruito. Era un "cronista rompicoglioni" Beppe Alfano, come scrisse Riccardo Orioles nel marzo di quell'anno sui Siciliani nuovi, eppure in tasca non aveva nemmeno il tesserino professionale: è stato infatti iscritto all'Ordine dei giornalisti solo dopo la sua morte, così come è avvenuto per Peppino Impastato e Mauro Rostagno. Ha dato la vita, insomma, per cinquemila lire a pezzo e una colonnina di piombo sul giornale in sua commemorazione, per poi essere sepolto, come tanti, nell'indifferenza.
La ricostruzione dell'omicidio
Era l'8 gennaio 1993, a Barcellona Pozzo di Gotto, nel Messinese. Beppe stava rientrando nella sua casa in via Trento. Si trovava ancora in via Marconi, la strada principale del paese, quando fu avvicinato da un uomo, forse un conoscente. Beppe accostò sulla destra, mise in folle e abbassò il finestrino del passeggero della sua Renault 9. Erano da poco passate le 23.20 quando esplosero tre colpi di pistola. A sparare fu una calibro 22, un'arma da professionisti. Fu il trentesimo omicidio mafioso quell'anno, troppi per un paese che conta appena 40mila abitanti.
In questi giorni esce in edicola il libro inchiesta di Valeria Scafetta, "Ammazzate Beppe Alfano. La storia di un giornalista sconosciuto", che mette in luce il suo impegno per la legalità e la sua passione per il giornalismo, ma anche la sua solitudine. I suoi compagni di partito lo lasciarono solo, infatti, come i suoi avversari. Alfano era un uomo di destra, vicino all'Msi prima e ad An poi, a dimostrazione che la lotta alla criminalità organizzata è trasversale agli schieramenti politici. D'altra parte "i primi a dimenticarsi dell'assassinio di mio padre - denunciò nel 2002 la figlia Sonia - sono stati proprio i responsabili della Sicilia. Fino a poche settimane prima della sentenza di Reggio Calabria abbiamo continuato a sollecitare la loro presenza nel processo (come parte civile, ndr), ma è stato inutile". In difesa della testata ha risposto il caporedattore Micio Tempio spiegando che "purtroppo la difficoltà di mandare avanti un giornale ha impedito di seguire direttamente la vicenda (processuale, ndr)".
Beppe Alfano non era un giornalista, ma ne aveva tutta la passione e l'intuito: aveva iniziato un'indagine (tuttora in corso) sul traffico internazionale di armi che passava - secondo le sue intuizioni - nella zona di Messina. Aveva forse contribuito anche alla cattura del boss Nitto Santapaola nel 1993 e aveva aperto il coperchio della massoneria deviata che speculava sul traffico di arance avvalendosi delle sovvenzioni europee. Toccava direttamente interessi di imprenditori locali, insospettabili: "Si era avvicinato ad accusare - dice la Scarletta - qualcuno che veniva considerato e forse viene tuttora ritenuto un intoccabile".
Il suo omicidio ha messo in luce la condizione dei giornalisti di provincia che spesso, senza nemmeno alcuna tutela sindacale, si sovraespongono e restano vittime di una criminalità rozza e sanguinaria.

martedì 2 marzo 2010

LE API SCONFIGGONO LE MULTINAZIONALI DEGLI AGROFARMACI. IL CONSIGLIO DI STATO DICE NO AI COLOSSI DELL'AGROCHIMICA BAYER, SYNGENTA E BASF

Lo sapevate cosa diceva Einstein sulle Api?

“Se l’ape sparisce dalla Terra, all’uomo rimangono solo quattro anni di vita. Senza api non c’è’ impollinazione, quindi niente piante, niente animali, niente uomini”

LE API SCONFIGGONO LE MULTINAZIONALI DEGLI AGROFARMACI. IL CONSIGLIO DI STATO DICE NO AI COLOSSI DELL'AGROCHIMICA BAYER, SYNGENTA E BASF: "VIA I PESTICIDI KILLER DA CAMPAGNE ITALIANE".
Le piccole api ce l'hanno fatta e insieme a loro esultano anche i loro custodi, gli apicoltori organizzati e determinati a difendere l'ambiente e le sue "sentinelle per eccellenza", compagni fedeli di una lunga e tormentata battaglia, che alla fine ha visto i colossi dell'agrochimica inciampare sconfitti di fronte all'importanza vitale dei laboriosi insetti, che invece, proprio a causa dell'uso abbondante e indistinto dei fitofarmaci in agricoltura, rischiano di scomparire, mettendo in crisi gli equilibri ambientali e le produzioni agricole del nostro Paese. Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso delle tre holdings leader nella produzione degli agrofarmaci Bayer, Syngenta e Basf, appoggiando le ragioni portate avanti in prima persona dall'organizzazione degli apicoltori italiani Unaapi, che, a Sorrento, dal 21 al 26 gennaio 2009, sarà a congresso.

E' nel periodo natalizio che il Consiglio di Stato ha preso la sua irrevocabile decisione, esaminando con attenzione il ricorso presentato dalle multinazionali dell'agrochimica Bayer, Syngenta e Basf per ottenere il ritiro immediato del decreto di sospensione dei concianti neurotossici per il mais emesso dal Ministero della Salute il 17 settembre 2008. E finalmente dopo Francia e Germania anche l'Italia si unisce al fronte dei paesi europei che cercano di controllare lo strapotere dei colossi della chimica, interessati solo e unicamente a incrementare i loro profitti, anche se a scapito della sopravvivenza di api e ambiente: la sparizione degli insetti utili e la conseguente grave crisi degli equilibri ambientali è la principale preoccupazione da parte delle istituzioni, degli ambientalisti e degli apicoltori.

"Oltre all'impudente e sistematica falsificazione rispetto a quanto evidenziato e accertato scientificamente in campo, oltre a presentare come indispensabili i pesticidi neurotossici di assai dubbia utilità se non per i profitti di chi li vende, oltre all'indecente richiesta di danni (la sola Bayer ha chiesto ben 15 milioni di euro, confermando che il suo privato e non altro è il vero interesse in gioco), le obiezioni dei legali dei tre colossi della chimica si sono incentrate su alcuni vizi procedurali da parte del Ministero della Salute" sottolinea il presidente di Una api, Francesco Panella.

Unaapi e Conapi si sono costituite in giudizio a fianco del Ministero della Salute per la difesa e la sopravvivenza dell'apicoltura, quali unici contro interessati. Le due associazioni apistiche hanno predisposto un dossier documentale riassuntivo dell'intera vicenda ai fini della migliore predisposizione degli atti legali e delle azioni giudiziarie. "E' indispensabile costruire una diversa capacità pubblica d'indirizzo e controllo - prosegue Panella - meno succube degli interessi di chi è interessato solo a vendere e far usare chimica sempre più micidiale e con residui micidiali nei frutti delle colture. Il progetto ambizioso è, nel paese che oggi usa più insetticidi d'Europa, di costruire un'agricoltura ben più che rispettosa e compatibile degli equilibri naturali ma parte degli stessi, un'agricoltura durevole, la coltivazione come parte della vita e non quale creatrice d'inquinamento e deserto delle forme vitali indispensabili".
L'emergenza che attanaglia gli allevamenti apistici italiani a causa del rischio crescente dell'estinzione delle api, quale punto di partenza per la costruzione di una diversa consapevolezza e capacità nell'uso della chimica in agricoltura, sarà al centro del Congresso n. 25 dell'Apicoltura Professionale Italiana in programma a Sorrento (Napoli) dal 21 al 26 gennaio 2009.

Le cinque giornate del Congresso - promosso da Unaapi-Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani, Aapi-Associazione Apicoltori Professionisti Italiani, Apas-Apicoltori Campani Associati, con il patrocinio della Regione Campania - saranno l'occasione importante di discussione e dibattito per affrontare le tematiche più "calde" che ruotano intorno al rapporto vitale che unisce le api alla salvaguardia dell'ambiente in cui viviamo e delle produzioni agricole del nostro Paese, che proprio i pesticidi killer, usati abbondantemente e indistintamente nelle campagne italiane e non solo, rischiano di compromettere definitivamente.

Ulteriori informazioni:
=> Italia sospende pesticidi
=> Il Manifesto: Le api pungono la Bayer
=> Denunciato il Presidente della Bayer


domenica 28 febbraio 2010

1000 MW solari in Italia e il nucleare di Obama

qualenergia.it

L'Italia supera la soglia dei 1.000 MW fotovoltaici installati. Almeno 600 MW quelli relativi al 2009 e altri mille se prevedono nel 2010. Ora bisognerà spingere su ricerca e investimenti nell’industria, governando bene la riduzione degli incentivi. Sul fronte del nucleare Usa, la recente decisione di Obama avrà scarso peso sul rilancio dell'atomo. La green economy invece accelererà.

Il GSE sta aggiornando i dati del “conto energia” facendo fronte alla corsa alle installazioni negli ultimi due mesi del 2009. Lunedì 22 febbraio il conteggio degli impianti che complessivamente hanno già avuto accesso al conto energia era arrivato a quota 967 MW. Se vi aggiungiamo i 36 MW realizzati prima del 2006, e quindi prima dell’entrata in vigore di questa forma di incentivazione, possiamo dire che l’Italia ha sorpassato la soglia dei 1.000 MW.

Per avere i dati definitivi del solo 2009 dovremo aspettare ancora un mese, quando il GSE avrà finito di esaminare la montagna di domande pervenute, ma è molto probabile che la quota annuale supererà i 600 MW. Guardando in avanti, le nostre stime per il 2010 indicano che verranno realizzati altri 1.000 MW. Dunque, un successo italiano sul fronte delle installazioni che ci pone al terzo posto nel mondo per il 2009, dopo la Germania e gli Stati Uniti (e forse anche al secondo, prima degli Usa).

E finalmente si vede anche un risveglio sul fronte dell’industria, con notevoli investimenti in corso. Ora occorre mantenere i nervi saldi, governando con intelligenza la riduzione degli incentivi, facendo crescere la produzione di tecnologie solari, rafforzando e coordinando la ricerca in modo da poter giocare nei prossimi anni un ruolo importante nella gestione di questa strategica tecnologia.

Dal solare al nucleare. Come interpretare la decisione di Obama di rendere disponibili le garanzie governative sui prestiti per la realizzazione di due nuove centrali atomiche e inoltre di aumentare la copertura complessiva delle garanzie per il nucleare? Alla base delle pressioni sui sostegni a questa tecnologia ci sono i crescenti dubbi del mondo finanziario sulla fattibilità di un ritorno all’atomo negli Stati Uniti dopo 30 anni di assenza. Dal punto di vista politico l’ampliamento da 18,5 a 54,5 miliardi di dollari delle garanzie, che erano state introdotte da Bush, è chiaramente interpretabile come una mossa di Obama per ingraziarsi i senatori repubblicani e far così passare la legge sul clima.

Dal punto di vista pratico però l’effetto sarà minimo. Delle 26 richieste di nuove centrali presentate negli Usa dopo il 2007, ben 19 sono state già cancellate o differite per gli alti costi. Se tutto andasse bene nel 2017, più probabilmente nel 2020, avremmo due nuovi reattori in grado di generare annualmente una quantità di elettricità inferiore di un terzo rispetto a quella prodotta dai 10 GW eolici installati nel solo 2009 negli Stati Uniti. Forse qualche altra centrale si riuscirà a costruire, ma non cambierà il quadro complessivo del nucleare in Usa, considerando che almeno una decina di vecchi reattori, per i quali non vale la pena estendere la vita da 40 a 60 anni, verranno certamente chiusi.

Cambiando completamente settore, nel 2010 si inizieranno a vedere gli effetti delle notevoli risorse inserite da Obama nel pacchetto di stimolo dell’economia sul fronte delle rinnovabili e dell’efficienza energetica. Allora, mentre il nucleare dovrà vedersela con le banche e con l’opposizione locale, la green economy accelererà la sua corsa.

venerdì 1 gennaio 2010

Inchiesta: La verità giù negli abissi

È partita la corsa a ridimensionare le

rivelazioni dei pentiti a proposito del

traffico di rifiuti tossici. Mossa numero

uno: negare che il relitto trovato nelle

acque di Cetraro sia quella dei veleni

Lo scorso settembre, nel contesto dell'inchiesta della procura di Paola sulle 'navi a perdere', un piccolo robot sottomarino individuava un relitto adagiato a 480 metri di profondità sul fondale marino antistante il centro calabrese di Cetraro. Uno squarcio nello scafo evidenziava anche la presenza di alcuni fusti al suo interno: particolare che permetteva di ipotizzare trattarsi di una delle decine di navi misteriosamente sparite nel Mediterraneo col loro carico di veleni. Nel caso specifico la Cunsky. Le coordinate del suo naufragio erano state fornite ai magistrati da Giuseppe Fonti, un pentito della 'ndrangheta che si era assunto la responsabilità di aver affondato tre navi nel 1992. Dopo anni e anni di indagini sembrava insomma che per la prima volta una nave fantasma avesse un corpo: o meglio un corpo di reato!

Ma a fine ottobre iniziava il balletto delle smentite: non era la Cunsky. Era la Cagliari, per il procuratore antimafia Piero Grasso, prontamente smentito dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, che ufficializzava trattarsi invece del Catania, piroscafo affondato da un sommergibile tedesco nel 1917. Caso chiuso! E la notizia scompariva dalle pagine dei giornali, quasi che a una dichiarazione ufficiale dovesse corrispondere un atto di fede. Ma il caso Cunsky, e ciò che rappresenta, non è affatto chiuso! Così come non è necessariamente stato discreditato Giuseppe Fonti.

E questo essenzialmente perché mancanza di corpo di reato non implica assenza di reato. E poi perché non tornano i conti. Pare non corrispondano le coordinate geografiche dell'affondamento delle due navi, le caratteristiche tecniche delle stesse e nemmeno le immagini. E pare che, alle coordinate fornite, gli abissi marini nascondano almeno tre relitti. E poi altri particolari che alla fine non contano comunque.

E non contano perché il problema resta anche nel caso in cui il relitto sommerso sia quello del Catania. Così come restano le decine di navi misteriosamente affondate, per una sola delle quali, la Rigel, si è arrivati a sentenza: una sentenza del novembre 1992 che parla inequivocabilmente di 'naufragio doloso' anche in assenza di corpo del reato1. Ma parla di naufragio finalizzato alla riscossione del premio assicurativo: un misfatto minore, probabilmente di copertura e come tale mirato a depistare gli inquirenti in caso di inchiesta. Scoprire un primo reato infatti non incentiva a cercarne un altro. Non fosse così, avrebbe destato maggior sospetto la composizione del carico della Rigel, così descritto in un passaggio della sentenza: “Il... omissis... spedisce sulla Rigel ben 61 containers dichiaratamente pieni di materiale ferroso del valore di 3 miliardi e mezzo, in realtà contenenti blocchi di cemento per un valore, da lui stesso dichiarato, non superiore ai dieci milioni.” E il cemento è materiale solitamente usato per schermare le radiazioni.

È solo un ipotesi, naturalmente. Forse, il signor 'omissis' in questione, voleva solo spendere una fortuna per spedire cemento a Cipro, dove non ne esiste notoriamente...

Per quel viaggio la Rigel era stata noleggiata alla Fjord Tankers Shipping2, già armatrice della famigerata Lynx, la 'nave dei veleni' che nel gennaio 1987 aveva scaricato in Venezuela rifiuti tossici di provenienza italiana. Stesso armatore dunque sia per l'inabissamento doloso di un mercantile che per il contemporaneo trasporto di sostanze pericolose in paesi terzi. E infatti lo smaltimento di rifiuti tossici e radioattivi non avveniva solo tramite l'affondamento di 'navi a perdere', ma anche spedendo gli stessi all'estero via mare: non ipotesi investigative, ma fatti documentalmente provati.

Gli inquirenti hanno messo tanto l'affondamento della Rigel quanto i viaggi delle navi dei veleni in stretta relazione all'attività della Oceanic Disposal Management (Odm), società che faceva capo a Giorgio Comerio, ingegnere italiano il cui progetto prevedeva l'incapsulazione di scorie nucleari in contenitori a forma di siluri, da sparare nei fondali marini a una profondità di circa 4000 metri. L'ingegnere era sospettato dal nucleo operativo dei carabinieri di Reggio Calabria di essere il Deus ex machina di tutta l'attività di smaltimento illecito di materiale nucleare, sia a livello nazionale che internazionale. Un po' troppo per un uomo solo...

Comerio, dal canto suo, ha dichiarato di aver agito solo a livelli governativi e ha sostenuto che il suo progetto era finanziato dalla Cee. Recita al riguardo il rapporto del nucleo operativo dei carabinieri:“Per l'attuazione del suo programma Comerio ha dovuto investire ingenti capitali, reperiti in parte dal traffico d'armi e in parte da finanziamenti pubblici da parte di organi elettivi europei e internazionali.”

Nel suo memoriale3 Francesco Fonti ha raccontato di aver incontrato personalmente Giorgio Comerio e ha rivelato, forse senza rendersene conto, altri particolari che riconducono alla sua rete. Ha dichiarato, ad esempio, che nel 1987 un boss della 'ndrangheta era stato contattato da un dirigente dell'Enea di Rotondella, che aveva necessità di disfarsi di 600 fusti di sostanze presumibilmente radioattive: materiale che, secondo il suo racconto, sarebbe stato trasportato in Somalia con la nave Lynx. Quanto al compenso pattuito per l'operazione:“Proveniva dal conto Whisky della Banca della Svizzera italiana di Lugano. Il faccendiere Marino Ganzerla mi diede appuntamento nella stessa Lugano e mi pagò in contanti per conto del dirigente dell'Enea...”

Nel memoriale il nome di Marino Ganzerla sarebbe riaffiorato, sempre nel ruolo di ufficiale pagatore, nel contesto di una successiva analoga operazione del 1993. All'epoca si trattava di smaltire, sempre per conto dell'Enea, mille bidoni di sostanze radioattive, poi trasportate in Somalia con due pescherecci della Shifco, la società che gestiva la flotta sulla quale stava indagando Ilaria Alpi all'epoca della sua morte.

Curioso... nel 1993 Marino Ganzerla era azionista della Odm, per quanto personaggio poco noto che aveva oltretutto agito per contro terzi. In una sua spontanea deposizione resa alla Procura di Reggio Calabria il 14 luglio 1995 aveva dichiarato:“Dieci anni fa venni a conoscenza del progetto di affondamento di navi cariche di rifiuti.... Ricordo che si diceva che le coste dello Ionio erano preferite non solo perché gestite dalla 'ndrangheta, ma anche perché i marinai, una volta arrivati a terra con le scialuppe, affidavano detti mezzi di salvataggio a soggetti del luogo che provvedevano a occultarle....”

Dalle indagini di Greenpeace è emersa un’organizzazione internazionale ben collaudata: dotata di basi operative

e con una struttura finanziaria che si articola tra la Svizzera e l’Inghilterra.

Con dieci anni di anticipo Ganzerla avvalorava dunque la dichiarazioni di Francesco Fonti. Ci auguriamo comunque che il pentito abbia mentito o si sia sbagliato, perché in caso contrario un azionista della Odm avrebbe pagato la 'ndrangheta per conto dell'Enea, e quindi per conto dello Stato, per commettere atti delittuosi. E in discussione sarebbero eventuali collusioni istituzionali con la criminalità organizzata.

Interessante al riguardo è la dichiarazione rilasciata il 27 luglio 2004, in risposta a un'interpellanza parlamentare, da Carlo Giovanardi, all'epoca ministro per i Rapporti col Parlamento: “Numerosi elementi indicano il coinvolgimento nel suddetto traffico di soggetti istituzionali di governi europei ed extraeuropei, nonché della criminalità organizzata e di personaggi spregiudicati, tra cui il noto Giorgio Comerio...”

Dalle indagini di Greenpeace è emerso che l'ingegnere agiva con la collaborazione di una rete di personaggi collocati all'interno di un’organizzazione internazionale ben collaudata: un’organizzazione dotata di basi operative e di una struttura finanziaria articolata fra la Svizzera e l'Inghilterra. Ma vediamo allora in che mari pesca la rete Odm, seguendo solo uno dei suoi molteplici filoni investigativi.

Dalla documentazione sequestrata dagli inquirenti era emerso il ruolo di Filippo Dollfus, azionista Odm e amministratore della Fitrade Ltd, società londinese costituita nel 1993. Il suo nome originario era Piergate Investments Ltd, e come tale era stata registrata l'anno precedente dall'avvocato inglese David Mills per conto di Cmm Secretaries ltd4. Oltre a Dollfus, nel consiglio di amministrazione di Fitrade sedevano Tanya Manyard, il braccio destro di David Mills, e Margaret Carrington, consigliera a sua volta della Technological Research and Developmnet Ltd (Trd) con l'avvocato luganese Marco Gambazzi, che ne era anche azionista, sia pure con una sola azione5.

Incorporata nel 1981 da David Mills presso Cmm6, nel 1988 la Trd aveva spedito a diverse società italiane una lettera con la quale reclamizzava la propria disponibilità a smaltire rifiuti in Africa, descrivendo la capacità di deposito delle scorie nell'ordine di milioni di tonnellate7.

Marco Gambazzi era stato il gestore del conto Whisky acceso presso la Banca della Svizzera Italiana (Bsi) di Lugano, conto sul quale nel 1993 era transitata la maxi tangente Enimont. Vale la pena di ricordare che, secondo Francesco Fonti, il suo compenso proveniva proprio dal conto Whisky della Bsi, banca con la quale il finanziere luganese Tito Tettamanti aveva un filo diretto, oltre a detenerne il 10% di capitale8. Ed è la sua Fidinam la finanziaria che nel 1988 aveva spedito a ditte svizzere e tedesche lettere con le quali proponeva l'esportazione di rifiuti industriali in Africa9, lettere del tutto analoghe a quelle spedite dalla Trd: una combinazione quantomeno curiosa....

Uomo di fiducia del barone Elie de Rotschild, fino al 1995 Gambazzi era stato presidente della Geam Sa, società di Lugano azionista della messinese Cantieri Navali Rodriquez, uno dei cui managers era Gaetano Mobilia, peraltro genero del fondatore Leopoldo Rodriquez. Mobilia era membro del consiglio di amministrazione della Sistemi Ambientali di La Spezia, la società che aveva gestito la discarica di Pitelli, dove si sospetta sia finita parte della diossina prodotta dall'incidente della Icmesa di Seveso. La società faceva capo a Orazio Duvia, quel 'Re Mida' dei traffico dei rifiuti che aveva trasformato il 'golfo dei poeti' in 'golfo dei veleni'.

Azionista della Sistemi Ambientali era Romano Tronci, già direttore generale fino al luglio 1996 della De Bartolomeis, società di ingegneria impiantistica di Milano10. Ed ecco cosa emerge dalle dichiarazioni rese alla Commissione Parlamentare sul ciclo dei rifiuti il 22 luglio 1998 da Biagio Insacco, sostituto procuratore antimafia di Palermo: “Abbiamo verificato che una grossa società come la De Bartolomeis ha intrattenuto rapporti, costituendo società, con soggetti riconducibili a Cosa Nostra... In passato la De Bartolomeis ha avuto rapporti con la Termomeccanica...”

E, secondo Greenpeace, la Termomeccanica aveva avuto rapporti con Celtica Ambiente, società centrale alla rete Odm. Altra società del Duvia era la Contenitori Trasporti, a sua volta azionista al 50% della Transfermar di Ferdinando Cannavale11, imprenditore iscritto, come peraltro Duvia, alla loggia massonica Mozart: un nome non nuovo agli inquirenti. Era già emerso dalle denunce di Nunzio Perrella, il primo camorrista pentito che all'inizio degli anni novanta aveva segnalato ai magistrati le connivenze istituzionali con il clan dei casalesi nella spartizione degli utili derivanti dallo smaltimento illecito dei rifiuti. Uno scandalo all'epoca archiviato con l'assoluzione in appello degli imputati e quasi vent'anni dopo riesploso nella vicenda giudiziaria di Nicola Cosentino, il sottosegretario all'Economia oggi imputato di presunto concorso esterno in associazione mafiosa, e sempre con il clan dei Casalesi.

Ora i magistrati dovranno riesaminare una storia già ricostruita nel 1993 dal nucleo operativo dei carabinieri di Napoli nel contesto di un'inchiesta denominata Adelphi. E tutto questo mentre un altro pentito, Giuseppe Fonti, denuncia le collusioni di apparati istituzionali con la calabrese 'ndrangheta sempre nel campo dello smaltimento illecito dei rifiuti. È forse questa la storia che deve restare insabbiata nei fondali marini con le navi dei veleni, quale che sia il loro nome?

Germana Leoni

Note:

1 Dalla sentenza del Tribunale di La Spezia.

2 Proprietaria era la May Fair Shipping di Malta, che l'aveva noleggiata alla Fjord Tankers Shipping di Cipro, che a sua volta l'aveva sub-noleggiata. Ma nella sentenza la complicità della Fjord Tankers è accertata, anche a causa di un versamento effettuato sul suo conto presso la First National Bank of Chicago di Ginevra.

3 Il memoriale è stato pubblicato dal settimanale l'Espresso già nel 2005

4 La Rete – rapporto di Greenpeace – settembre 1997

5 Ibid

6 Ibid

7 Copia della lettera acquisita

8 Il Mondo – 'Banca delle mie brame' – di Massimo Novelli – 8 febbraio 1988

9 La Rete – Rapporto di Greenpeace – settembre 1997

10 Dal resoconto della Commissione Parlamentare sul ciclo dei rifiuti – seduta del 6 ottobre 1999

11 Relazione della Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti approvata il 2 luglio 1998.

sabato 28 marzo 2009

Medicina LOTTA AL CANCRO: IL MONOSSIDO DI AZOTO E' UNA SORPRESA ?

Comedonchisciotte.org
DAE LINO ROSSI


Sorpresa e speranza. Questi sono stati gli effetti che ha sortito la notizia della guarigione o comunque del netto miglioramento di un cane affetto da un tumore (1).

Per chi cerca di informarsi con un po’ di assiduità a proposito dei temi della salute, la notizia non è sorprendente.

"Già nel 1992 la rivista scientifica Science battezzò l’NO molecola dell’anno” (2).

Il premio Nobel per la medicina del 1998 è stato assegnato a dei ricercatori che avevano scoperto l’essenziale funzione di questo gas; “Il monossido di azoto, noto per essere un pericoloso inquinante derivato dagli scarichi delle macchine, è in realtà prodotto anche dalle cellule degli animali superiori, le quali se ne servono per comunicare fra loro. Questa in sintesi l'importantissima scoperta che è stata premiata quest'anno con il Nobel per la medicina, assegnato a Robert F. Furchgott della State University a New York, Luiss J. Ignarro, della University of California a Los Angeles e Ferid Murad, della Texas Medical School a Houston.” (3)



Ai lettori di questo sito è stato più volte sottoposto un libro “medico”, abbastanza pesante ma leggibile, che affronta in dettaglio proprio il tema del monossido di azoto (4). L’intero secondo capitolo, una scoperta sensazionale, è dedicato all’NO.

Con questo farmaco (1) si va a sopperire alle carenze che manifesta l’immunità cellulare, quella che dovrebbe attaccare gli aggressori proprio tramite l’NO.

La strada è sicuramente giusta. La domanda da porsi è: la lobby delle chemioterapie e delle radioterapie sarà disponibile a rinunciare agli attuali ingentissimi profitti?

Già dal 1990 si sa che c’è la necessità di un completo cambio di paradigma, documentata da una statistica epidemiologica prolungata del Centro federale tedesco di ricerca oncologica che riporta per i malati di cancro trattati con chemioterapia una sopravvivenza media di 3,5 anni a confronto di una sopravvivenza media dei malati di cancro senza chemioterapia di 12 anni (5).

Nonostante questo i “professionisti del business del cancro” scorrazzano indisturbati, senza contraddittorio,
infinitamente ossequiati, soprattutto su RadioRai1, riproponendo all’infinito il loro mantra:
1) senza rimedi chemioterapici l’attesa di vita sarebbe inferiore (falso);
2) non sono disponibili alternative (falso); dovrebbero dire che non sono disponibili a verificare l’esistenza di alternative.
L’unica cosa che non negano è che coi loro intrugli, pesantemente cancerogeni, la completa guarigione è “rara”, ma non è colpa loro se il paziente si ammala di cancro! (per la prima diagnosi non c’è dubbio, ma per la ricaduta? (6)) Non contenti espellono dall’ordine dei medici quei pochi professionisti seri (ippocratici) che curano e guariscono veramente la malattia (7). Le cure “alternative” che funzionano, che sono tante (8), ristabiliscono quell’equilibrio fra l’immunità cellulare e la risposta anticorpale, necessario per la piena salute.

La cura del cane è una interessantissima scorciatoia, soprattutto per i casi più gravi. Temo però che la lobby del cancro riuscirà anche in questo caso ad occultare la realtà. I medici che ragionano con la loro testa vengono espulsi dall’ordine e non possono più esercitare, mentre chi non è iscritto all’ordine non è titolato a pronunciarsi: in Italia la situazione è blindata a favore della lobby. Non resta che sperare che in qualche altro paese ci sia maggior spazio per la dissidenza dal pensiero unico chemiocratico.
È vero che se tutti i malati di cancro si guarissero sarebbe un disastro, perché diminuirebbe il PIL, ma è anche vero che si possono trovare metodi più intelligenti per aumentarlo (ma non vanno chiesti alla BCE che non li conosce di sicuro; quelli sanno solo provocare recessione).
È anche vero che così facendo aumenterebbe ancora di più la popolazione mondiale (9). Ma non mi pare un valido argomento per ammazzare il prossimo, anche perché la Yakuzia è grande 10 volte l’Italia ed è abitata da 1 milione di persone, l’Argentina è grande 9 volte l’Italia ed è abitata da 40 milioni di persone, ecc.. Mi sembra più efficace, per il contenimento delle nascite, la politica dello sviluppo e della responsabilizzazione: l’aumento della cultura nella popolazione ha sempre portato ad una forte riduzione della natalità.

Lino Rossi
Fonte: www.comedonchisciotte.org
29.03.2009

NOTE

(1) http://www.corriere.it/salute/09_marzo_26/bazzi_cane_tumore_0ca1a68e-19dd-11de-a7d3-00144f486ba6.shtml
(2) http://www2.unicatt.it/pls/catnews/consultazione.mostra_pagina?id_pagina=13512
(3) http://server11.infn.it/pub/galileo/archivio/mag/981031/4_frame.html
(4) http://www.macroedizioni.it/libro.php?id_libro=94&body=brani 
La Rivoluzione Silenziosa della Medicina del Cancro e dell'Aids - Nuove conoscenze fondamentali sulle vere cause della malattia e della morte confermano l'efficacia della terapia biologica di compensazione - Set-03 - Heinrich Kremer.
(5) Ulrich Abel: Die zytostatische Chemotherapie fortgeschrittener epithelialer Tumoren. Hippokrates 1990. ISBN 3-7773-0967-2.
(6) http://www.snamid.org/Dottor-Web/cancro.htm 
"L'alternativa al cancro - ... Iniziamo a vedere cosa realmente viene fatto a chi OGGI si ammala di cancro. Nella stragrande maggioranza dei casi si usano, dove è possibile, unicamente tre metodi: l'asportazione chirurgica, la chemioterapia e l'irradiazione. Il primo rimedio è del tutto inutile, perché il tumore non è che lo stadio finale e più visibile di una situazione patologica che coinvolge tutto l'organismo. Pertanto, dopo l'asportazione, la recidiva è quasi la regola, in quanto le difese del paziente saranno ulteriormente indebolite dal trauma delle ferite, dall'intossicazione dell'anestesia, dagli antibiotici e dagli altri medicinali. Gli altri due metodi si basano sul fatto che le cellule cancerose sono più deboli di quelle sane, pertanto, sotto l'azione di veleni o di radiazioni ionizzanti, sono le prime a morire. Questa constatazione porta però a una delle pratiche più insensate della storia della medicina: avvelenare ed irradiare il paziente per guarirlo! Anche la persona meno informata, riesce a comprendere che guarigione significa miglioramento della salute. Nessuno pensa che l'inquinamento, gli esperimenti atomici o l'incidente di Chernobyl siano i provvidenziali vantaggi dei nostri tempi per mantenerci sani. Nei fatti, anche con la chemioterapia e l'irradiazione, dopo un iniziale, apparente successo, il malato, con il sistema immunitario massacrato, indebolito nel corpo e nella mente, svilupperà generalmente in breve tempo un nuovo tumore, questa volta ancor più difficile da curare. …".
(7) http://ricerca.gelocal.it/ilpiccolo/archivio/ilpiccolo/2009/01/02/NZ_21_SINI.html 
http://ricerca.gelocal.it/ilpiccolo/archivio/ilpiccolo/2009/01/26/NZ_20_ERVI.html 
http://ricerca.gelocal.it/ilpiccolo/archivio/ilpiccolo/2009/03/26/NZ_29_SEGN.html 
http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=3344
(8) http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=3085
(9) http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=15163

mercoledì 18 marzo 2009

I taliban sono destinati a incendiare il Reichstag?

AUTORE: Pepe ESCOBAR

Tradotto da Manuela Vittorelli


">Per chi si stesse chiedendo dove il vice presidente degli Stati Uniti trascorra il suo – abbondante – tempo libero, ha appena passato un martedì ricco di eventi ai quartieri generali dell'Organizzazione del Trattato Nord Atlantico (NATO) e dell'Unione Europea a Bruxelles.

Il messaggio di Biden agli europei nel panico per la crisi finanziaria (ma esitanti a salvare l'Europa Orientale) è stato, be', confortante: “Vale la pena di avviare un dialogo per determinare se ci sia o no chi è disposto a partecipare a uno stato afghano sicuro e stabile”.
Questo doveva servire a sottolineare la fondamentale (rivoluzionaria) tattica contro-insurrezionale degli Stati Uniti nel sempre più tumultuoso teatro afghano-pakistano: l'urgenza di lanciare un bel dibattito con i taliban “buoni”.

Come se i pezzi grossi della NATO non se ne fossero accorti – e forse è così – seguendo l'esempio dei loro soldati che preferirebbero comprare tappeti a Chicken Street a Kabul piuttosto che affrontare un mujaheddin, Biden ha sottolineato che la situazione nel teatro sud-asiatico si sta aggravando.

Gli europei non sono rimasti impressionati; cioè non hanno cacciato fuori altri soldati. Biden ha detto che l'attuale caos “rappresenta una minaccia per la sicurezza... non solo per gli Stati Uniti, ma per ogni singola nazione attorno a questo tavolo”. Non ci sono ancora prove credibili che i taliban intendano entrare dalla Porta di Brandeburgo sui loro fuoristrada Toyota e vogliano incendiare (una seconda volta) il nuovo, post-moderno Reichstag riprogettato da Sir Norman Foster.

La caccia ai taliban “buoni”
Uno stratega francese ha confermato ad Asia Times Online che Biden e la sua eminente tavola rotonda della NATO non sono riusciti ad accordarsi sui “buoni” taliban con cui dialogare. Una conferenza via Skype con il Presidente afghano Hamid Karzai non era in grado di far luce sulla questione. Una telefonata al fantoccio oltreconfine, il vedovo di Benazir Bhutto Presidente Asif Ali Zardari, avrebbe potuto.

Contrariamente a un membro femminile del parlamento afghano di Kabul che la scorsa settimana ha riassunto molto bene il tutto (“Mandateci 30.000 studiosi. O 30.000 ingegneri. Ma non mandate altri soldati, questo non farà che portare altra violenza”), il presidente afghano Karzai – lo chiamano il sindaco di Kabul – rimane isolato, e così ha deciso di restare fermo sulle sue posizioni cercando di prevedere i risultati delle elezioni fissate per agosto.

Gli afghani non ci sono cascati. Non ci è cascata neanche la cricca di realisti neo-liberali che compongono la squadra per la politica estera del Presidente Barack Obama. Certo, preferirebbero avere un altro fantoccio afghano quanto prima, ma per ora aspettano tutti le elezioni di agosto.

Per quanto riguarda Zardari, resta in fin dei conti il tizio a cui fare riferimento quando si tratta di abbracciare un taliban. Ha stretto un patto con Baitullah Mehsud, il capo del Tehrik-i-Taliban in Pakistan. Ha stretto un patto con il Tehreek-e-Nafaz-e-Shariat-e-Mohammadi (TNSM) che ha portato alla liberazione del suo leader, l'intrattabile Sufi Mohammad. Il 16 febbraio il governo della Provincia di Frontiera Nord-Occidentale (NWFP) ha firmato il trattato di pace di Swat; questo significa che la TNSM applicherà la sharia nella valle e non attaccherà le truppe di Zardari.

Questo modello può valere anche per altre aree tribali. Due settimane fa i taliban e il governo pakistano hanno dichiarato una tregua nella regione di Bajaur, e questo porterà certamente a un altro accordo di pace. Subito dopo tre fazioni chiave dei taliban – il gruppo Mehsud, il Gul Bahadur e il Mullah Nazir – hanno comunicato la formazione di una stretta alleanza nel Waziristan per combattere non Zardari e l'élite di potere feudale pakistana ma la NATO, gli americani, la loro “guerra al terrore” e in generale l'occupazione straniera.

Il capo del Comando Centrale degli Stati Uniti Generale David “Mi sto posizionando per le elezioni del 2012” Petraeus, il capo del Pentagono Robert Gates, Obama, Biden, la NATO, sono tutti concordi con la linea ufficiale. Il problema adesso è trovare questi “buoni” taliban così elusivi.

Biden di certo sa che alla fine dello scorso anno un gruppo scelto di diplomatici afghani più il fratello di Karzai, Ahmad Wali, ha infine parlato con alcuni taliban, buoni o cattivi, grazie alla famigerata mediazione saudita. Doveva per forza esserci l'approvazione degli Stati Uniti.

Quello che Biden non ammette pubblicamente è che la strategia di Petraeus-Gates-Obama-Biden consiste nel riversare una pioggia di dollari americani su qualsiasi comandante taliban sia disposto a stringere qualche tipo di accordo con la NATO. Zardari da parte sua sta facendo lo stesso; ma molto, molto più velocemente.

"Taliban" naturalmente è un termine straordinariamente elastico. L'eterogenea ciurma che sta dando la caccia ai taliban “buoni” dovrebbe almeno sapere chi sta cercando.

Numero uno: i taliban storici guidati dal Mullah Omar, visto l'ultima volta nell'autunno del 2001 nella provincia di Kandahar mentre fuggiva dalle bombe americane per entrare nella leggenda in sella a uno scooter Honda 50cc. Gli assi del controspionaggio degli Stati Uniti sanno che ora è a Quetta, nel Belucistan – territorio pakistano, e ha accesso alla posta elettronica. Però non sono stati capaci di mandargli neanche un SMS.

Numero due: l'Hizb-i-Islami (Partito Islamico) dell'ex primo ministro afghano nonché super signore della guerra Gulbuddin Hekmatyar; in senso stretto non sono taliban.

Numero tre: il gruppo del famoso comandante del jihad Jalaluddin Haqqani, che fa base nelle aree tribali del Waziristan in Pakistan.

Poi ci sono almeno tre gruppi taliban pakistani: il Mehsud, il Gul Bahadur e il TNSM.

E infine qualsiasi gruppo di pastori pashtun che abbiano in odio l'occupazione straniera (praticamente tutti); si siano visti uccidere la famiglia dagli americani, dalla NATO o dall'esercito pakistano (molti); o abbiano perso i loro raccolti d'oppio, cioè la loro fonte di sussistenza (e ce ne saranno molti altri, non appena le ulteriori truppe mandate da Obama toccheranno la provincia di Helmand).

Tutti questi taliban, sul suolo afghano, fanno non più di 15.000 persone, secondo il Ministro degli Interni afghano; ma si dà il caso che siano molto attivi, e raggiungibili, in non meno di 17 province afghane. Di certo gli oltre 60.000 soldati statunitensi e della NATO, per non parlare dei 17.000 del “surge” di Obama, potrebbero farci due chiacchiere.

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© Steve Bell

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Dove sta il mullah
Si può scommettere una cassa di Chateau Margaux del 1982 sul fatto che nessuno alla NATO sa trattare con Hekmatyar – l'uomo che scelse di distruggere Kabul durante la guerra civile alla metà degli anni Novanta prima che i taliban prendessero il potere nel 1996 (e di lui si dice che riuscì a uccidere più afghani che sovietici).

Hekmatyar è il Michael Corleone del jihad. Recentemente a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, la gente di Karzai ha pensato di aver fatto a Hekmatyar la famosa “offerta che non si può rifiutare”: prima asilo in Arabia Saudita, poi ritorno in Afghanistan con immunità totale. Avevano dimenticato che il fiero Hekmatyar non vuole asilo. Vuole la sua fetta di torta a Kabul – preferibilmente quella più gustosa.
L'ex ministro degli esteri dei taliban Mullah Muttawakil – che il vostro corrispondente ha avuto il piacere di incontrare all'epoca d'oro dei taliban – sa per esperienza che non funzionerà. Ha detto ad al-Jazeera: “Non porterà vantaggi a nessuno... non porrà fine alla guerra”.

Questo significa che la caccia al buon taliban dovrà concentrarsi sulla ricerca dell'Ombra in persona, il Mullah Omar, con il quale tentare un dialogo.

E cosa direbbe mai il Mullah Omar a tutti questi occidentali improvvisamente così loquaci? Direbbe esattamente quello che il suo caro amico Mullah Mutassim, ex ministro delle finanze dei taliban, ha detto al periodico al-Samoud due settimane fa: vogliamo gli Stati Uniti e la NATO subito fuori dall'Afghanistan, vogliamo la sharia e non vogliamo assolutamente alcuna interferenza occidentale nel nostro paese.

Cosa vuole invece Michael Corleone – ops, Hekmatyar?

Non è un taliban. Non è di al-Qaeda. Era un cocco degli Stati Uniti, dell'Arabia Saudita e dei servizi segreti pakistani, l'ISI, durante il jihad degli anni Ottanta. Non è un fondamentalista, è più vicino ai Fratelli Musulmani. La CIA ha cercato di ucciderlo con un missile Hellfire (cos'altro?). L'ha scampata.

Il vostro corrispondente ci si è quasi imbattuto nella provincia di Kunar nel 2002 – con grande sorpresa delle truppe statunitensi che gli davano la caccia. Poi l'ISI (chi altri?) lo aiutò a riorganizzarsi. Karzai gli offrì una fetta della torta a Kabul, ma non era abbastanza gustosa. Il Pakistan rilasciò suo fratello. La Cina invitò alcuni suoi soci a Pechino.

E così tutti lo amano: Karzai, Zardari, l'ISI, la Casa di Saud, la Cina e, prima o poi, l'amministrazione Obana. Potrebbe perfino ricevere un'offerta che non può rifiutare. Ma c'è un problema: vuole anche che gli Stati Uniti e la NATO se ne vadano. Ed è abbastanza scaltro da tentare di far combattere un'alleanza taliban rinvigorita ed eccitata dai soldi dell'oppio contro le tattiche contro-insurrezionali di Petraeus e Gates. A proposito, Hekmatyar fu un pioniere nella raffinazione dell'eroina in Afghanistan, invece di limitarsi a tassare l'oppio.

E allora cosa succederà? Beh, le solite cose. I taliban pakistani daranno una mano nella preparazione della grande offensiva di primavera guidata dal... Mullah Omar contro gli Stati Uniti e la NATO in Afghanistan. A Bruxelles i cinici scommettono sul fatto che alla NATO si sappia benissimo che questo braccio armato dell'arroganza occidentale non ha una sola occasione di farcela contro mujaheddin nati per combattere che hanno sconfitto chiunque da Alessandro Magno in poi.

A beneficio dell'opinione pubblica Obama insiste nel dire che “non abbiamo alcun interesse o aspirazione” a restare in Afghanistan “a lungo”. Ovviamente si è dimenticato di chiederlo al Pentagono. La loro bibbia infestata di acronimi, il famoso FM 3-05.202 [Special Forces Foreign Internal Defense Operations, il manuale di 110 pagine per l'appoggio – anche non dichiarato – delle Forze Speciali degli Stati Uniti a governi stranieri contro le rivolte o le insurrezioni interne, N.d.T.] fa capire che la contro-insurrezione durerà per sempre. Il Tenente Colonnello in congedo David Barno, ex comandante delle forze statunitensi in Afghanistan, ha perfino detto che gli Stati Uniti ci resteranno fino al 2025.

Un sacco di tempo per cercare dei taliban “buoni” con cui parlare oppure, Allah non voglia, assistere impotenti mentre conquistano Berlino al suono della Cavalcata dei Pashtun eseguita dai Berliner Philharmoniker.


;">Originale: Taliban set to burn the Reichstag?

Articolo originale pubblicato il 13/3/2009

L’autore

Manuela Vittorelli è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

URL di questo articolo su Tlaxcala:
http://www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=7245&lg=it

domenica 8 marzo 2009

Impossibile la 'contaminazione accidentale' di un vaccino con il virus dell'influenza aviaria




I giornali della Repubblica Ceca disc
utono se la contaminazione del vaccino della Baxter sia stato un "tentativo di provocare una pandemia"

I quotidiani della Repubblica Ceca stanno dibattendo se la sconvolgente scoperta dei vaccini contaminati con il virus mortale dell'influenza aviaria, distribuiti dall'azienda americana Baxter a 18 nazioni, indichi ciò come parte di una cospirazione volta a provocare una pandemia.

L'affermazione ha acquistato peso perchè proprio stando ai protocolli dei laboratori che costituiscono una routine per i fabbricanti di vaccini, risulta praticamente impossibile miscelare a dei vaccini un virus vivo, biologicamente attivo e pericoloso.

La Canadian Press riferisce che : "L'azienda che ha distribuito il materiale contaminato dal virus dell'aviaria - proveniente da uno stabilimento in Austria - ha confermato venerdì che il prodotto, in via di sperimentazione, conteneva virus vivi H5N1 dell'influenza aviaria."

I vaccini della Baxter contaminati da H5N1 - altrimenti nota come forma umana dell'influenza aviaria, una delle armi biologiche più mortali al mondo avendo un tasso di mortalità del 60% - sono stati ricevuti da laboratori nella Repubblica Ceca, Germania e Slovenia.

Inizialmente, la Baxter ha cercato di ostacolare la discussione accampando "segreti commerciali" e si era rifiutata di rivelare come i vaccini fossero stati contaminati dall' H5N1. Al crescere delle pressioni, hanno quindi sostenuto che fossero state inviate per errore partite pure di H5N1. Questo è considerato, a ragione, un tentativo di cambiare rapidamente la storia e di nascondere il fatto che la contaminazione accidentale di un vaccino da parte di un agente mortale, quale è il virus dell'influenza aviaria, sia praticamente impossibile e che l'unico modo col quale potrebbe essere successo è per deliberata e totale negligenza criminale.

Stando alla traduzione degli articoli stampati sui quotidiani cechi, i media stanno sollevando interrogativi inquietanti relativi all'ipotesi che la contaminazione fosse parte di un piano deliberato volto a scatenare una pandemia [ = epidemia con estensione mondiale, ndt ].

"E' stata solo una negligenza criminale o è stato un tentativo di provocare una pandemia usando la vaccinazione contro l'influenza quale modo per diffondere la malattia - come successe con le vaccinazioni anti epatite B i cui vaccini negli USA contenevano il virus dell' HIV - per poi far soldi con i vaccini contro l'H5N1 che sono stati messi a punto dalla Baxter ? Come è mai possibile al mondo che un virus quale l'H5N1 finisca dentro dei comuni vaccini antinfluenzali ? Nelle aziende farmaceutiche americane non vengono seguite nemmeno le più elementari precauzioni ?" così nella traduzione.

La prova del crimine è il fatto che la Baxter ha mescolato il virus mortaleH5N1 con una miscela di virus influenzali stagionali H3N2. Di suo, il virus H5N1 ha ucciso centinaia di persone, ma è meno volatile e meno facile alla diffusione, però, se combinato con virus influenzali stagionali, che come tutti sanno sono incredibilmente volatili e facilmente diffondibili, ne deriva è un'arma biologica potente, fortemente volatile ed incredibilmente mortale.

Come spiega l'articolo della Canadian Press : " Mentre l'H5N1 non può infettare facilmente le persone, l'H3N2 lo fa. Se qualcuno, esposto ad una miscela dei due, si ritrova simultaneamente infettato dai due ceppi, può fungere da incubatrice per un virus ibrido in grado di trasmettersi facilmente fra, ed alle, altre persone.

Pertanto, ci sono ben pochi dubbi che si sia trattato di un atto deliberato teso ad 'armare' il virus H5N1 alla sua massima potenza per poi distribuirlo alla popolazione per mezzo di innocui vaccini antinfluenzali; popolazione che poi avrebbe infettato gli altri in misura devastante dal momento che l'infezione si diffonda per via aerea.

Gli articoli della Canadian Press affermano che : "Questo processo di rimescolamento, chiamato 'riassortimento', è uno dei due modi per creare virus pandemici, " ma successivamente sostengono che non esistono prove che questo sia quello che ha fatto la Baxter, benchè non ci sia nessuna chiara spiegazione prima di tutto del perchè la Baxter detenga campioni di virus dell'influenza aviaria vitali.

Comunque, per ribadire, l'aspetto chiave di questa storia è che è praticamente impossibile che virus vitali dell'influenza aviaria trovino un modo per finire 'per caso' dentro a dei vaccini.

Come evidenzia Mike Adams, esperto della salute : " La risposta sconvolgente è che questo non può essere stato un incidente. Perchè ? Perchè la Baxter International aderisce ad una cosa che si chiama BSL3 ( Biosafety Level 3 ), un insieme di protocolli di sicurezza per i laboratori che servono a prevenire le contaminazioni incrociate fra i diversi materiali."

Come spiegato su Wikipedia (http://en.wikipedia.org/wiki/Biosaf…) :

"Il personale di laboratorio ha un addestramento specifico per il maneggiare agenti patogeni e potenzialmente letali, ed è supervisionato da scienziati competenti che hanno esperienza nel lavorare con tali sostanze. Questa è considerata una zona neutra o tiepida. Tutte le procedure che coinvolgono le manipolazioni di materiali infetti sono condotte all'interno di cabine di sicurezza o di altre apparecchiature per l’isolamento dei materiali, o da personale che indossa abbigliamenti ed equipaggiamenti personali protettivi appropriati. Il laboratorio ha strutture ed attrezzature specificatamente progettate.
In base al codice di comportamento BSL3, è impossibile che virus vitali dell'influenza aviaria possano contaminare materiali per la produzione di vaccini che saranno spediti ai distributori di tutto il mondo.

Per spiegare questi eventi, restano solo due possibilità :

Possibilità n° 1 : La Baxter non stava adottando le procedure di sicurezza BSL3 o è così approssimativa nel seguirle che può commettere errori madornali che mettono in pericolo la sicurezza dell'intera razza umana. In questo caso, perchè vengono somministrati ai nostri bambini vaccini prodotti con materiali della Baxter ?

Possibilità n° 2 : nella Baxter c'è un dipendente imbroglione ( od un piano diabolico delle alte sfere direttive ), nel qual caso nel materiale da vaccinazione sono stati intenzionalmente inseriti dei virus vitali dell'influenza aviaria nella speranza che tali materiali potessero essere iniettati negli esseri umani e dessero inizio ad un'epidemia mondiale di influenza aviaria.
La diffusione dell'influenza aviaria avrebbe causato un'istantanea domanda esponenziale di vaccini contro l'influenza aviaria, i profitti che le aziende produttrici, quali la Baxter International, ne avrebbero tratto sarebbero stati astronomici.

Inoltre, come già detto, fra quelli che hanno interessi nel vaccino Tamiflu , c'è l'elite dei globalizzatori e dei membri Bilderberger tipo George Shultz, Lodewijk J.R. de Vink e l'ex Segretario alla Difesa [USA], Donald Rumsfeld.

Qualora si dovesse verificare una epidemia mondiale di aviaria, le autorià sia europee che americane, hanno piani dettagliati e noti per l'imposizione della legge marziale, della quarantena e dell'internamento.

Una ulteriore motivazione, che da anni abbiamo documentato in modo completo su questo sito web [ prisonplanet ], è il fatto che le elites hanno da tempo apertamente ammesso che vogliono conseguire una riduzione dell'80% di tutta la popolazione mondiale. Storie sconvolgenti quali questa portano plausibilmente e pericolosamente dentro la realtà questi racconti tirandoli via dal regno della teorie cospirazioniste.

"La Baxter sta agendo praticamente come un'organizzazione di terrorismo biologico dei giorni nostri, che spedisce campioni infetti in tutto il mondo. Se tu spedisci al tuo Senatore una lettera piena di antrace, vieni arrestato perchè ritenuto un terrorista. Allora, conclude Adams, perchè la Baxter - che ha spedito ai laboratori di tutto il mondo dei campioni di un ceppo di virus ben più mortale - se la cava semplicemente dicendo : " Ohh ! "

E questa non è la prima volta che dei produttori di vaccini sono colti in fallo a distribuire vaccini contaminati da virus mortali.

E' stato rivelato che nel 2006 la Bayer Corporation ha scoperto che una sua medicina da iniettare per la cura degli emofiliaci, era stata contaminata dal virus dell'HIV. Una documentazione interna prova che dopo che seppero per certo che il farmaco era contaminato, lo tolsero dal mercato USA per rifilarlo ai mercati europeo, asiatico e dell'america latina, esponendo deliberatamente migliaia di persone, la maggior parte delle quali bambini, al virus vitale dell'HIV. In Francia, esponenti ufficiali del governo finirono in galera per aver permesso la distribuzione del farmaco. La documentazione dimostra che la FDA [Food & Drugs Administration], è collusa con la Bayer nell’occultare lo scandalo e nel permettere la distribuzione mondiale del farmaco mortale. Nessuno della dirigenza Bayer ha mai rischiato l’arresto od un procedimento giudiziario in USA.

P. J. Watson